Max Dedo e "Un posto vero": «Io, Max Gazzè e Carmen Consoli in un album di utopie e sogni»
di Luca Calboni

Max Dedo e "Un posto vero": «Io, Max Gazzè e Carmen Consoli in un album di utopie e sogni»

Un album nuovo, fedele al passato, ricco di collaborazioni e frizzante. Questa l'anima di «Un posto vero», uscito lo scorso 7 dicembre. L'album è il terzo disco di Max Dedo, all'anagrafe Massimo De Domenico, polistrumentista italiano fra i più apprezzati.

Max Dedo, questo è il tuo terzo album da solista: cosa cambia rispetto al passato?
«Questo è un disco diverso dagli altri, è un album che raccoglie molti episodi di vita vissuta, soprattuto in tour, che ho cercato di condensare e dividere in 11 canzoni. In queste tracce tocco più volte gli elementi che mi stanno più a cuore, come i migranti, le persone fuori dal coro, il rispetto verso la natura e la terra, le contraddizioni, e canto di utopie e di sogni: questo è uno dei temi più cari agli artisti. Ecco, tutto ciò è "Un posto vero"».

Il disco si apre con una canzone frizzante e con un titolo particolarissimo: «Ipocondria asintomatica».
«Fondamentalmente sono ipocondriaco, per cui ho messo subito in chiaro le cose con questo primo brano (ride, ndr). È un brano che gioca sul mondo della sanità, sul mondo dei medici, sul fatto che siamo tutti diversi e che invece veniamo trattati con gli stessi farmaci per le stesse malattie». 


«Un posto vero» è un album che vanta anche molte collaborazioni: da Erriquez della Bandabardò a Max Gazzé, da Carmen Consoli al musicista cubano Ramon Josè Caraballo. Come sono nate?
«Collaboriamo da anni, con Max, Carmen e la Bandabardò: le canzoni dell'album le ho scritte nel corso dello scorso anno, già cercando di immaginare le tracce con queste loro voci. Ad un certo punto poi, voci e canzoni si sono incasellate da sole. E così la voce di Max ad esempio è andata proprio nella direzione verso cui il brano procedeva, e così via. E così anche per U' Piscaturi e I papaveri di Monet. Nell'album poi c'è anche una collaborazione non minore con Ramon Caraballo, un musicista cubano strepitoso, che canta gli incisi nel brano Agli occhi della gente. E la sua voce in ispanico è fondamentale per un brano del genere».

«Un posto vero» è stato anticipato da «Inverno maledetto», primo singolo estratto dall'album, nel cui video, oltre a te e a Max Gazzé, troviamo Asia Argento. Cos'è questo Inverno maledetto?
«Non è altro che una semplicissima ballad, accompagnata da un video che riporta al genere pulp, il cui significato è il desiderio e la voglia di comprendere il genere femminile: come uno spiraglio, che fa intravedere qualcosa, ma che si richiude quasi immediatamente. Inverno maledetto è proprio questa voglia di comprendere ciò che ancora oggi non si riesce a capire».
 


Tu sei siciliano, precisamente di Messina, e in ogni album c'è una costante: una canzone in dialetto. Perché?
«Negli anni passati scrivevo solamente in dialetto. Mi piace molto il siciliano e penso che abbia un qualcosa di melodico strepitoso, paragonabile al brasiliano. Spesso e volentieri canticchio e riempio i brani con i testi partendo proprio dal mio dialetto. Pian piano ho perso questa scrittura esclusivamente dialettale, ma comunque lascio sempre una canzone nei miei dischi in siciliano: è importante mantenere e non dimenticare le proprie origini e il proprio dialetto. Serve forse anche a me, che vivo da tanti anni ormai lontano dalla Sicilia: mi pesa molto il fatto di non poter vivere nel mio paese, per questo ci torno ogni volta che posso, e chiaramente vado a suonare moltissimo in Sicilia. Sento forse quella che in portoghese chiamano saudade»(stato d'animo fra nostalgia e malinconia, ndr). 

Oltre al siciliano, c'è una canzone interamente in inglese, «Dear Mama».
«Eh si, diciamo che quella è un po' la pecora nera del disco (ride, ndr): parlo malissimo l'inglese, però - di contro - essendo un brano dedicato a mia madre, per la prima volta ho iniziato a canticchiare questo brano in inglese maccheronico. Ho cercato di tradurre la canzone in italiano, ma non ci sono riuscito: non mi dava più lo stesso senso profondo che percepivo in inglese».



Il 5 gennaio poi presenterai il disco al pubblico

«Si, è una data molto importante: sabato 5 gennaio presenterò "Un posto vero" all'Auditorium Parco della Musica di Roma, dove cercheremo di far confluire tutti gli amici che hanno aiutato nella creazione dell'album. E tanti ospiti a sorpresa. Sarà una festa più che un concerto, e sul palco arriveremo ad essere anche 40 musicisti».

Qual è la canzone di questo disco a cui ti senti più legato?
«Sono molto vicino a U' Piscaturi perché tratta il tema dell'immigrazione: la narrazione in dialetto in qualche modo è più forte rispetto a quello che avrei potuto dare cantando in italiano. La canzone nasce durante il tour in Spagna dello scorso anno, e la musica andalusa ha aiutato a buttare giù questa canzone. E il tema dei migranti è nato quando ho letto un articolo di giornale, che definiva i morti del Mediterraneo "una strage silenziosa". E Carmen (Consoli), essendo anche lei siciliana, come me ha a cuore questo tema. E la sua voce si sposava perfettamente con la narrazione della canzone. La forza del brano è il racconto del pescatore, che al posto di trovare nelle sue reti i pesci trova i cadaveri».

Quali sono i prossimi progetti di Max Dedo?
«Il 24 dicembre inizierò a partecipare a Un giorno da Renna, la trasmissione natalizia che sostituisce su Radio 1 Un giorno da pecora: terrò nel programma, in onda dalle 13:30, una mia rubrica musicale e qualche sketch, giusto per non prendersi troppo sul serio. Poi, oltre al concerto di Roma, il 2 gennaio iniziano le prove per il Festival di Sanremo: io nasco come trombonista, e da molti anni suono nell'orchestra dell'Ariston».

 

Domenica 23 Dicembre 2018, 13:26
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