Yara, dal movente al furgone: tutti gli elementi chiave dell'inchiesta su Bossetti

Yara, dal movente al furgone: tutti gli elementi chiave dell'inchiesta su Bossetti

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Dal movente al furgone, passando per le testimonianze più o meno attendibili e la ricerca del dna di 'Ignoto 1': ripercorriamo l'iter giudiziario che ha portato Massimo Bossetti ad essere indagato per l'omicidio di Yara Gambirasio.

È il 26 novembre 2010 quando di Yara Gambirasio si perdono le tracce. La 13enne va in palestra in via Locatelli a Brembate di Sopra (Bergamo) per consegnare uno stereo, poi il buio la ingoia lungo la strada verso casa. Tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, il corpo viene trovato in un campo incolto a Chignolo d'Isola. L'autopsia svela le ferite alla testa, le coltellate alla schiena, al collo e ai polsi. Nessuna mortale, il decesso arriva quando alle ferite si aggiunge il freddo. 



Sui leggings e sugli slip della vittima c'è una traccia mista della vittima e di 'Ignoto 1', ma per arrivare a dare un nome all'assassino ci vorranno quasi quattro anni di indagini. Un'inchiesta unica al mondo: oltre 118mila utenze telefoniche di cui sono stati acquisiti i tabulati, più di 25mila profili genetici nelle mani di polizia scientifica e Ris.
9 maggio 2011: viene isolata sugli slip e i leggings della vittima una traccia biologica da cui si estrae il Dna di 'Ignoto 1'. Dopo mesi e centinaia di confronti si scopre che il sospettato è figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni.
La salma dell'autista di Gorno viene riesumata (7 marzo 2013): la probabilità che siano padre e figlio è del 99,999%, ma non basta per risolvere il caso. Si riparte dal Dna mitocondriale di 'Ignoto 1' per trovare la madre. La comparazione nel giugno 2014 con Ester Arzuffi (Dna nelle mani degli investigatori dal 27 luglio 2012) porta al match: sono madre e figlio al 99,999%.



Il 16 giugno 2014 allo sconosciuto viene dato un nome: è Massimo Bossetti, muratore di 44 anni e padre di tre figli. Il suo Dna (acquisito con un alcoltest) combacia con 'Ignoto 1'. Per lui l'accusa è di omicidio con l'aggravante di aver adoperato sevizie e di avere agito con crudeltà. ​Sarà l'allora ministro dell'Interno Angelino Alfano ad annunciare via Twitter le manette. Un delitto aggravato anche dall'aver approfittato della minor difesa, data l'età della vittima. Contro di lui, a dire dell'accusa, diversi elementi: non solo il Dna, ma anche le celle telefoniche, il furgone ripreso dalle telecamere, le fibre tessili e le sfere metalliche trovate sulla vittima. Una serie di elementi che portano i giudici di primo grado a emettere la sentenza di ergastolo e che tornano al centro del processo d'appello a Brescia.

3 luglio 2015. Inizia il processo. A giudicare l'imputato, la Corte d'assise di Bergamo composta da due giudici togati e sei popolari. In aula non sono ammessi telecamere e fotografi.
L'11 marzo 2016, l'imputato prende per la prima volta la parola in aula. «Quel Dna non mi appartiene: è un Dna strampalato, che per metà non corrisponde. E dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda visto che non ho fatto niente», dice ribadendo la sua innocenza.
18 maggio 2016. Massimo Bossetti ha ucciso Yara con crudeltà ed efferatezza. L'imputato «ha voluto arrecare particolare dolore e ci è riuscito con un'agonia particolarmente lunga» cagionando alla vittima «sofferenze eccessive». È quanto sostiene nella sua requisitoria il pubblico ministero Letizia Ruggeri. Condanna all'ergastolo con isolamento diurno per sei mesi la richiesta per l'uomo accusato dell'omicidio e di calunnia nei confronti di un ex collega su cui ha puntato il dito.
10 giugno 2016. La difesa chiede l'assoluzione per l'imputato del processo «più indiziario del mondo», dove «nessun indizio è preciso neanche il Dna». La custodia e la conservazione della traccia biologica «sono il tallone d'Achille» di un'indagine «con troppe anomalie» dove «più che l'accusa ho visto la difesa delle indagini». Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini chiedono un atto di «coraggio alla giuria: assolvete Bossetti. Sia fatta giustizia, non sia condannato un innocente».
1 luglio 2016. Dopo l'ultimo appello dell'imputato e oltre 10 ore di camera di consiglio, i giudici condannano Bossetti all'ergastolo, nessun isolamento diurno come chiesto dall'accusa. Tolta la potestà genitoriale, gli riconoscono l'aggravante della crudeltà. Viene assolto invece «perché il fatto non sussiste» dall'accusa di calunnia. Su di lui, detto 'Il favola', pesa l'inclinazione alle bugie, l'assenza di un alibi e quel Dna che è un macigno per i giudici.



30 giugno 2017. Si apre a Brescia il processo d'appello davanti alla Corte presieduta da Enrico Fischetti, accanto il giudice a latere Massimo Vacchiano e sei giurati popolari. L'aula resta vietata a telecamere e fotografi. Bossetti «non insensibile al fascino delle ragazzine» ha ucciso Yara: contro di lui «ci sono più elementi che, uniti alla prova decisiva del Dna, danno la sicurezza della colpevolezza», sostiene il pg Marco Martani. La richiesta è «ergastolo, più isolamento diurno di sei mesi»; per la calunnia verso l'ex collega non ha diritto ad attenuanti. 
6 luglio 2017. Gli elementi contro Bossetti «non consentono di condannarlo. Se avete dubbi dovete assolvere», è l'appello dei difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini che chiedono l'assoluzione e in subordine la perizia. «Quel Dna non è il suo, non c'è stato nessun match, ha talmente tante criticità - 261 - che sono più i suoi difetti che i suoi marcatori», sostengono. L'assenza di mitocondriale nella traccia 31G20 va 'risoltà concedendo una perizia, non chiedendo «un atto di fede». Chi ha ucciso Yara «è un perverso sessuale sadico, è l'opposto esatto di Bossetti». 
17 luglio 2017. Dopo l'ultimo appello di Bossetti - nel corso della quinta udienza -, è attesa la decisione dei giudici: confermare la condanna all'ergastolo, riformare la sentenza di primo grado, assolverlo o concedere la perizia sulla traccia mista trovata sugli indumenti della vittima. In quest'ultimo caso i giudici d'appello affiderebbero a dei periti l'incarico di ripetere l'analisi dei reperti alla presenza delle parti, riaprendo di fatto il dibattimento. 
Lunedì 17 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:39
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