«L'austerity europea come un film horror»

Ilaria Ravarino
ROMA - Per raccontare la crisi economica europea forse un Michael Moore da solo non bastava. E allora in campo, dietro alla macchina da presa, ci si sono messi in tre. Ha la voice over di Claudio Santamaria e la firma di Adriano Cutraro, Mirko Melchiorre e dell'apprezzato regista horror Federico Greco il documentario PIIGS (in sala dal 27 aprile), potente atto d'accusa contro quello che per i tre filmaker è il nemico numero uno dell'Europa dei più deboli: l'austerity.
Greco, dall'horror alla macroeconomia: perché cambiare genere?
«Veramente credo che questo sia il mio film più horror in assoluto. Dalla metafora della realtà attraverso gli zombi sono passato a raccontare la realtà così com'è. Ed è peggio che con gli zombi».
Perché siete così critici con l'Europa?
«Con Adriano e Mirko ci interessiamo di macroeconomia da anni. Abbiamo assistito nel tempo all'impoverimento della classe media del paese, alla distruzione del welfare e della sanità pubblica, e tutto a causa dell'austerity e dei suoi meccanismi. Tagli di bilancio e fiscal compact, paura del debito, inflazione tenuta rigorosamente bassa: il risultato? L'economia è bloccata, lo stato sociale è distrutto e a dominare sono le privatizzazioni».
L'economia non è esattamente materia da film.
«Infatti la sfida era far diventare caldo un argomento freddo come la macroeconmia, evitando possibilmente di scimmiottare Report. Report è un'indagine giornalistica che dà risposte e trova i colpevoli. Il cinema invece deve generare domande, metterci in discussione. Cercando di non essere innocuo».
Intervistate Yanis Varoufakis e Noam Chomsky, ma non parlate mai con Merkel.
«Il nostro è un documentario a tesi, lo diciamo da subito. E crediamo che ci sia già un enorme sbilanciamento propagandistico sulla stampa mainstream su questi temi: sarebbe stato ipocrita se avessimo intervistato Prodi o Merkel, che già parlano e dicono tanto. C'era bisogno di dare voce a economisti meno ascoltati, come Stephanie Kelton, advisor di Bernie Sanders, o Warren Mosler, lucido fondatore della teoria monetaria moderna».
È un film di sinistra? Di destra? Grillino?
«Non vogliamo etichette ideologiche, anche se questo non esclude che alla base del film ci sia un'idea politica precisa, a nostro avviso di sinistra. È un documentario che non ha a che fare con le ideologie, ma con le teorie economiche. E in particolare con quelle che fanno bene alla gente: soprattutto agli ultimi».
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Martedì 18 Aprile 2017, 05:00