Gabriele Niola


Call of duty è

Gabriele Niola


Call of duty è diventato come FIFA, un brand così grande che ogni anno riceve un update nella forma di un nuovo titolo. Migliora tutto, aumenta la potenza, la grandezza e inventa una nuova storia per le medesime dinamiche aggiustate anche seguendo i consigli dei moltissimi giocatori (è, sostanzialmente, il gioco più giocato di tutti). La versione 2015 si chiama Black Ops III, è ambientata in un futuro distopico e vede il protagonista diventare ben presto bionico. Dunque oltre alle armi consuete ci sono anche una serie di abilità proprie della parte meccanica del corpo che vengono spiegate nel lungo e corposo tutorial, come sempre fuso con l'inizio della trama.
Al nuovo Call of duty (per PC, Playstation e Xbox di vecchia e nuova generazione) si può imputare di aver gestito peggio del solito le armi (fucili d'assalto e armi di precisione sono troppo più convenienti delle altre) e le abilità (come i nanobot o il far esplodere gli avversari, consentono di raggiungere tutto e tutti) ma gli si deve riconoscere il multiplayer migliore. Activision ha preso dall'esperienza di Destiny anche tutto ciò che di buono c'era ancora da imparare in materia. Le battaglie e le modalità sono sempre di più e sempre più equilibrate, la personalizzazione è massima e così il movimento. Ad oggi è forse il multiplayer più vecchio stampo in giro.
Dodici anni dopo il suo primo titolo Call of duty è dunque un classico. Nel senso che nonostante gli update annuali rimane un gioco fieramente fuori dalle innovazioni moderne e sostanzialmente l'estremo perfezionamento di un titolo del 2003. Incriticabile perché parte dello spirito del nostro tempo videoludico.
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Ultimo aggiornamento: 03:17