Berlusconi boccia riforma Senato: «Inaccettabile, tanto vale chiuderlo». Poi frena: FI sostiene il patto

Berlusconi boccia la riforma del Senato «Inacettabile, tanto vale chiuderlo»
La riforma del Senato cos come stata proposta assolutamente inaccettabile e indigeribile. O si fa una buona riforma o tanto vale chiudere il Senato del tutto». Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando al telefono a un incontro di Forza Italia a Milano in vista delle elezioni aggiungendo che non voterà «riforme scritte dal terzo governo non scelto dagli italiani solo per consentire ai partiti di governo di mettersi una medaglia prima delle Europee».



Poi però l'ex premier ha precisato in una nota. «Le critiche rivolte dal presidente Silvio Berlusconi alla legge di riforma del Senato si riferiscono alla composizione dello stesso così come ipotizzato nel disegno di legge approvato dal governo martedì scorso. Forza Italia resta una convinta sostenitrice della necessità di riformare il Senato, a partire da quanto stabilito nel cosiddetto patto del Nazareno, ovvero la fine del bicameralismo, la fine degli indennizzi dei componenti di quella camera, in modo da non gravare sulle tasche dei cittadini, la designazione degli stessi in modo equo e rappresentativo delle realtà territoriali. Su queste basi - ha continuato Berlusconi - Forza Italia è pronta a discutere ogni dettaglio per modificare e rendere più efficiente il Parlamento della Repubblica».



Berlusconi ha detto di voler «trasformare la maggioranza dei moderati in una maggioranza politica, organizzata, permanente» e se ci riuscirà «otterremo - ha sottolineato - una vittoria alle prossime politiche, fra un anno, un anno e mezzo e potremo tornare ad essere la democrazia che ora non siamo». Berlusconi nel suo discorso ha sostenuto anche come da tradizione che siamo «soggetti a una dittatura giudiziaria».



Secondo un sondaggio Forza Italia è al 21,6% e Berlusconi ha raccontato che i sondaggisti gli hanno detto che «è un miracolo perché dall'altra parte c'è un signore, primo ministro di segreteria politica, che è in tv 4-5 ore al giorno» mentre lui, Berlusconi, non ci va più dal febbraio 2013. Per questo il leader di Forza Italia ha aggiunto: «Dalla prossima settimana credo che potremo mettere fine all'impossibilità per il leader di centrodestra di parlare con gli italiani e finalmente potremo confrontarci con il primo ministro». Così, assicura ancora l'ex premier «potremo salire» nei sondaggi «come nelle elezioni del 2013 quando raddoppiammo i voti di partenza».



Berlusconi parlerà in televisione in vista delle elezioni europee: questa è un'idea a cui il partito sta lavorando. A spiegarlo è stato il consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti dopo che Berlusconi ha detto che dalla prossima settimana parlerà con gli italiani confrontandosi «con la voce del primo ministro». Per il piano di comunicazione si dovrebbe aspettare il 10 aprile, quando si vedrà l'applicazione della sentenza Mediatrade «ma immagino in ogni caso - ha aggiunto Toti - che non avranno il coraggio di azzittire il leader dei moderati». «La pena bavaglio - ha continuato - sarebbe ad personam per Berlusconi. Francamente mi sembrerebbe eccessiva».



La prima riforma da fare è l'elezione diretta del capo dello Stato, secondo Berlusconi che ha criticato poi la riforma delle Province che «purtroppo» è già stata votata da Senato e Camera. Si tratta di «riforme che fanno da no al Paese per i prossimi decenni». Anche la riforma del Senato «è assolutamente inaccettabile e indigeribile». Berlusconi ha parlato di altre riforme da fare per dare più potere al presidente del consiglio. «E poi - ha aggiunto - un altro grande diritto che manca ai cittadini è quello dell'elezione diretta del presidente della repubblica. Questa è la prima riforma senza cui non si possono fare le altre».



«Il Partito democratico non intende entrare nelle beghe interne di Forza Italia e si mantiene sereno e fiducioso sul percorso delle riforme - commenta Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd -. Siamo convinti che sul Senato l’accordo fondato su quattro punti – assemblea non elettiva, gratis, niente voto di fiducia né di bilancio – tenga, dal momento che pacta sunt servanda. Sul resto, ovviamente, ci si confronta in Parlamento con tutti, senza restare appesi alle fibrillazioni interne al partito di Berlusconi», conclude Guerini.



Berlusconi intanto oggi ha lasciato l'ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato da giovedì sera per una infiammazione al ginocchio sinistro. Il leader di Forza Italia ha lasciato la clinica dall'uscita del pronto soccorso, eludendo i giornalisti che lo attendevano davanti all'ospedale. In macchina insieme a lui la fidanzata Francesca Pascale.



«Le ginocchia fanno Giacomo Giacomo non per paura, ma per il mio passato da centometrista», ha poi scherzato Berlusconi parlando dei suoi problemi di salute. E ha raccontato che le infiltrazioni stanno facendo effetto: «Spero di deambulare lunedì o martedì».



«Siamo preoccupati dall'abbraccio con Renzi perché siamo preoccupati per la qualità delle riforme che stiamo facendo», dice Toti, commentando il fuori onda che lo ha visto protagonista ieri sera assieme all'ex ministro Mariastella Gelmini. Una conversazione pubblicata da Repubblica nella quale i due esponenti di Forza Italia si sono detti preoccupati dell'intesa siglata con il premier su riforme e legge elettorale.



Questo, ha tenuto a precisare Toti, «non vuole però dire far saltare il tavolo perché noi per le riforme ci

siamo, ne vogliamo di più e migliori». Toti ha poi spiegato di aver accettato l'abbraccio con Renzi proprio per mettere mano alla riforme e questo «è un prezzo che tutti i partiti pagano e che vale la pena di pagare se si attuano riforme che servono al paese per i prossimi vent'anni».



Tornado al fuori onda «ho semplicemente detto le stesse cose che dico sempre. Ho detto che Berlusconi sta bene, ha un dolore al ginocchio e che siamo preoccupati per l'accordo con Renzi.

Non è facile mantenere una maggioranza larga sulle riforme soprattutto se queste non ci convincono fino in fondo. Renzi sta imitando Berlusconi - ha proseguito Toti - ma non basta fare annunci e mettere delle crocette, occorre fare delle buone riforme che servono al paese».



Toti si è poi detto preoccupato anche per il prossimo 10 aprile «per una sentenza che non dovrebbe esistere. È evidente che io sia preoccupato come lo sono milioni di elettori italiani. Non è mai successo in nessuna democrazia che il fronte dei moderati fosse decapitato da una sentenza dopo una guerra giudiziaria di vent'anni e non dalle urne».



Il consigliere politico di Berlusconi ha sentito il leader di Fi nelle ultime ore e gli ha espresso tutta la sua

preoccupazione «per una situazione paradossale che viviamo tutti noi e che lo riguarda, e cioè l'espulsione di un leader democratico non per via politica».



«Un voto al movimento 5 stelle è un voto sostanzialmente perso», ha sostenuto poi Toti. In un anno e mezzo in Parlamento i grillini «hanno dimostrato - ha aggiunto - di non pesare per nulla ed essere fuori da ogni dinamica democratica».
Ultimo aggiornamento: Domenica 6 Aprile 2014, 13:28
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