Tangenti nella sala mortuaria di Frosinone, gli arrestati si difendono: «Erano offerte libere»

Tangenti nella sala mortuaria di Frosinone, gli arrestati si difendono: «Erano offerte libere»

di Pierfederico Pernarella

«Non erano tangenti, ma offerte libere». I tre dipendenti della Asl, addetti alla sala mortuaria, respingono l'accusa di concussione. Accusa per la quale, da martedì scorso, si trovano agli arresti domiciliari. Ieri, alla presenza dei propri legali, Filippo Silvestri di 63 anni di Ceccano, Pietro Corsi del 62 anni e Patrizia Menichini di 59 anni, entrambi di Frosinone. sono comparsi davanti al gip del tribunale Frosinone, Fiammetta Palmieri, per l'interrogatorio di garanzia.

I tre non hanno negato il fatto che le agenzie funebri abbiano dato loro dei soldi, ma hanno fornito una spiegazione diversa da quella ipotizzata dalla Procura sulla natura di quegli scambi di denaro. Secondo la versione degli arrestati (difesi dagli avvocati Tony Ceccarelli, Filippo Misserville e Alfredo Magliocca) non ci sarebbe stato nulla di illecito, ma si trattava di offerte libere con cui le onoranze funebri avrebbero contraccambiato la loro collaborazione nella gestione delle salme.

Una ricostruzione dei fatti che contrasta invece con quella ipotizzata dalla Procura di Frosinone e ritenuta fondata dallo stesso gip Palmieri che ha disposto gli arresti domiciliari. Stando infatti alle indagini dei carabinieri quelle offerte di denaro erano tutt'altro che libere, ma anzi erano pretese dai tre addetti alla sala mortuaria. Il sistema, secondo le accuse, andava avanti da anni. Era «caffè» la parola in codice per denominare quelle che per la Procura sarebbero state tangenti.

L'inchiesta è partita nel 2019, ma la svolta c'è stata quando il titolare di una nota agenzia funebre di Frosinone ha presentato una denuncia in cui ha dichiarato che da anni era costretto a versare, sotto forma di regalie, somme di denaro ai tre dipendenti Asl, in cambio di un loro imposto aiuto nella gestione delle salme, dalla vestizione alla chiamata delle agenzie funebri o l'indicazione delle stesse alle famiglie dei defunti. In altre parole, secondo le accuse, gli addetti offrivano la loro collaborazione, ma sarebbe stata quasi una imposizione e senza di quella avrebbero reso difficile il lavoro delle onoranze.

L'imprenditore che aveva presentato la denuncia aveva anche aggiunto che le stesse richieste venivano fatte anche alle altre agenzie funebri che, per evitare che di fossero problemi o rallentamenti nello svolgimento del servizio funebre, sarebbero stati costretti a pagare somme di denaro tra i 20 e i 50 euro, fino a raggiungere in qualche caso 100 euro a salma. E bisogna tenere presente che nella camera mortuaria del capoluogo all'anno transitano un migliaio di salme. Nel corso degli anni l'imprenditore che ha presentato la denuncia avrebbe dichiarato di aver versato circa 100mila euro. L'inchiesta prosegue. Da valutare la posizione di coloro, le agenzie funebri, che quei soldi li avrebbero versati anche per ottenere vantaggi.
 


Ultimo aggiornamento: Sabato 7 Maggio 2022, 08:13
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