Il flirt con la Arcuri, gli affari con il fotovoltaico, ora la truffa con le mascherine: chi è Antonello Ieffi
di Aldo Simoni

Il flirt con la Arcuri, gli affari con il fotovoltaico, ora la truffa con le mascherine: chi è Antonello Ieffi

I soldi e le belle donne, la sua passione. I progetti imprenditoriali sull’energia green e, ora, anche alla pandemia, il suo tormento. Se in Ciociaria il suo nome è legato alla realizzazione d’impianti per la produzione di energia fotovoltaica, l’emergenza Covid-19 lo ha catapultato nel business delle mascherine. Ma se per l’energia pulita, dopo essere finito sotto inchiesta, il Tribunale di Cassino lo ha assolto; ora, per i sussidi sanitari, è stato arrestato dalla Finanza di Roma.

Antonello Ieffi, 42 anni di Cervaro è stato svegliato all’alba nell’abitazione dei suoi genitori a Cervaro, in Ciociaria. Qui era tornato, pochi giorni fa, subito dopo l’esplosione della pandemia e da qui, secondo le accuse, avrebbe continuato ad organizzare la presunta frode che all’alba di ieri lo ha portato in carcere.

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 Dalla Ciociaria continuava ad avere aveva contatti con Roma per partecipare alla gara indetta dal Consip. Ma quei colloqui, intercettati dalla Finanza, gli hanno aperto le porte del carcere. A Cervaro è molto conosciuto, anche se il suo mondo si è sempre diviso tra la Capitale e Milano. Dopo la laurea in Scienze Politiche, inizia la sua attività di imprenditore promuovendo l’installazione di pannelli solari.

Uno dei suoi primi impianti fotovoltaici si trova proprio nel cassinate, tra Cervaro e San Vittore del Lazio. Un’opera che gli è costato il coinvolgimento in un’inchiesta per una presunta truffa da un milione e trecento mila euro. Ma, proprio poche settimane fa, ne è uscito pulito.

Ma oltre agli affari, il bell’Antonello aveva un debole per le donne. Le cronache rosa lo ricordano per la sua storia con l’attrice Manuela Arcuri con cui venne paparazzato nel 2011 a Malindi; ma lo ricordano anche per essere stato vittima di un’altra femme fatale: Tamara Pisnoli, ex moglie del calciatore della Roma, Daniele De Rossi.
 
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Ieffi non dimenticherà mai il 17 luglio del 2013. Quel giorno l’imprenditore ciociaro venne picchiato e torturato in un elegante appartamento al Torrino, quartiere residenziale a Sud di Roma. Il motivo? Non aveva saldato un debito e la Pisnoli aveva organizzato il trabocchetto. Una brutta storia, finita con un pestaggio brutale. E fu in quella circostanza che lo stesso giudice che fece arrestare l’ex signora De Rossi, mise l’accento su alcuni comportamenti di Ieffi.

Ecco cosa scrisse nell’ordinanza del 2013: «La vittima riteneva che sinonimo di successo fosse essere ricchi per essere presentabile ai personaggi della Roma-bene. Così, per ostentare ricchezza, c’è stato un momento in cui aveva stipulato sei contratti di leasing di auto di lusso».

Ed era stata proprio l’esibizione di soldi e oggetti di lusso a portarlo, appunto, nelle grinfie della Pisnoli. Ma la sete di denaro non si è mai placata. Così ora voleva aggiudicarsi un bando milionario sulle mascherine. Stava giocando con la salute pubblica per amore del denaro. Ma stavolta è finito in cella. 


 
Ultimo aggiornamento: Venerdì 10 Aprile 2020, 10:46
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