Festa del cinema di Roma 2022, le pagelle di Leggo: Russell Crowe e Noomi Rapace (10), Miriam Leone (9). Bocciato Scamarcio (3)

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Il mattatore – oltre che gladiatoreRussell Crowe, la cowgirl Noomi Rapace, la signora in giallo Miriam Leone: i volti della 17esima Festa del cinema di Roma 2002 (13-23 ottobre) sono variegati e istrionici. Alcuni hanno fatto centro sul red carpet, gli altri sono rimandati all’anno prossimo. C’è chi non ci ha provato affatto e chi ha calcato la mano con gioielli e trucco.

L’evento capitolino dal gusto nazionalpopolare si porta a casa un’edizione troppo affollata di proposte ma povera di vere star hollywoodiane (se non qualche rarissima eccezione). Leggo ha raccolto in una pagella semiseria il meglio e il peggio dei look, dei film, delle location e dell’organizzazione di un appuntamento un po’ pasticciato e caotico, che anela un respiro globale mentre ancora fatica ad uscire dalla mentalità provinciale.

Il red carpet però resta il più lungo al mondo quindi il tempo per apprezzare o criticare è più che sufficiente per scrutare ogni dettaglio. Poche mise incredibili, moltissime dimenticabili e qualche pizzico di follia che non guasta.

 

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Le pagelle

NOOMI RAPACE – voto 10: Un angelo rock, caduto dal cielo ma che reclama con prepotenza un dark side sempre in bella mostra. Una personalità così lascia tutti a bocca aperta, sul tappeto rosso come sullo schermo in Django – la serie, presentata in anteprima mondiale (nel 2023 su Sky). MOZZAFIATO

 

RUSSELL CROWE – voto 10: Forse l’unica tra le divinità di Hollywood in trasferta a Roma (non a caso interpreta Zeus in Thor: Love and Thunder), super ospite della sezione parallela e sempre più ricca Alice nella città, che per i 20 anni di vita continua una tradizione gloriosa. Solo lui poteva trascorrere oltre un’ora di masterclass camminando su e giù per la sala e dialogando con il pubblico da molto, molto, vicino. ECCEZIONALE

 

ISABELLE HUPPERT – voto 9,5: Il protagonista de L’ombra di Caravaggio Riccardo Scamarcio ha sempre un’espressione tetra e truce da far sembrare la diva francese un’allegrona. Ci sono persino scatti in cui sorride. Un miracolo. INARRIVABILE

 

MIRIAM LEONE – voto 9: Gli smeraldi Bulgari incorniciano l’abito giallo Fendi dalle linee pulite. Un’autentica visione. Poteva osare di più? Forse, ma non sbaglia un colpo. SOLARE

 

IL SALOTTO DELLE STAR ALL’HOTEL BERNINI – voto 9: Cosa fanno le star tra un evento e l’altro? Si godono la vista di Piazza Barberini dalla terrazza della suite privata del Sina Bernini Bristol, con piscina, ovviamente. Nella lounge esclusiva si concedono un momento di relax prima della seduta di trucco e parrucco Cotril, nel salotto accanto. Tres chic! Non solo: questo appuntamento sostiene anche cause sociali, come Palingen, che promuove l’economia circolare e insegna alle carcerate della Casa circondariale femminile di Pozzuoli a trasformare i tessuti in pochette e accessori ecosostenibili e artigianali. Un primo passo, insomma, per il reinserimento nel mondo. VIRTUOSO

 

FICARRA E PICONE – voto 8,5: Toni Servillo, loro co-protagonista nei panni di Luigi Pirandello ne La stranezza, lo ha detto chiaro e tondo: gli steccati snob tra artisti comici e drammatici devono cadere. Il duo siciliano è sempre una gioia su qualunque palco. ESPLOSIVI

 

LUDOVICA NASTI – voto 8: Si vedeva già dai tempi de L’amica geniale: questa giovanissima artista campana ha il fuoco dentro e ora, come new entry di Romulus II, lo sta dimostrando. Girl in black in passerella, sta affinando uno stile tutto suo e da “promessa” sta per fare il salto a “conferma”. TALENTUOSA

 

SALVATORE ESPOSITO – voto 8: Gli artisti versatili piacciono e convincono e l’ex Genny di Gomorra sta scrivendo, in tutti i sensi, un percorso eclettico e versatile che include l’ultimo romanzo, Eclissi di sangue (Sperling & Kupfer), presentato al Donna Laura Palace durante il festival davanti ad una sala gremita. POTENTE

 

BROS – voto 7,5: La coraggiosissima prima commedia gay hollywoodiana (quindi ad alto budget, con larga distribuzione e una produzione di livello) è uno degli eventi più attesi dell’ultimo weekend del festival. DELIZIOSO

 

I PLACIDOS – voto 7,5: La foto di gruppo di Michele Placido con i figli strappa davvero sorrisi e lacrimucce. TENERI

 

KASIA SMUTNIAK – voto 6,5: L’effetto Morticia spegne un po’. Dal rossetto color fuoco al velluto ai diamanti importanti fino allo smokey eye volutamente eccessivo. Anche meno. DARK

 

STEVEN SPIELBERG – voto 6: Che colpaccio avere il suo ultimo film, The Fabelmans a Roma! Sarebbe stato un 10 se ci fosse stato qualcuno – in primis il regista – a raccontarlo al pubblico. Invece una delle note dolentissime di questa edizione resta la latitanza di Hollywood, intesa come super star vere (sono lontani i tempi in cui questo tappeto rosso era calcato da Meryl Streep e Leonardo DiCaprio). ASSENTE

 

LA SELEZIONE  – voto 6: Una sufficienza strappata con i denti perché la Festa continua a cercare in affanno un’identità che non trova quindi si butta sull’effetto minestrone. Tanti, troppi film, dislocati in posti diversi della città, che vengono cannibalizzati dai grandi titoli lasciando il resto delle sale a bocca asciutta. Sono lontani i tempi in cui il pubblico dormiva accanto alla passerella dell’Auditorium per i divi di Twilight e Hunger Games, ma sarebbe bello vedere un’autentica festa in cui i protagonisti d’oltreoceano incontrano davvero gli spettatori, non solo con i film ma in presenza. Che ci sia un affollamento di artisti italiani è più che naturale, ma manca il respiro di dialogo internazionale e si corre sempre il rischio del provincialismo. INCERTA

 

BOXOL – voto 5: La piattaforma per prenotare i biglietti resta sempre farraginosa e inutilmente complicata. Rispetto al passato ha fatto piccoli passi. È facile vincere facile quando la concorrenza a Venezia (Vivaticket) ha avuto un debutto disastroso. INSUFFICIENTE

 

ANTONIA TRUPPO – voto 5: Ci ha provato (con il sorriso), ma lo stile da divisa scolastica con camicia oversize su minigonna e mocassini bicolor su collant scure, in passerella, anche se diurna, meglio di no. LICEALE

 

CLAUDIA GUSMANO – voto 5: Troppo di tutto. Imbacuccata alla perfezione per un tappeto rosso alla Berlinale a febbraio ma non per una sfilata in un’ottobrata romana dalle temperature estive. Un look che la appesantisce su ogni fronte. FREDDOLOSA

 

LA MASTERCLASS DI JAMES IVORY – voto 4 (alla conduzione): Il Premio Oscar si merita un 10 per l’aplomb incredibile con cui ha reagito alla discutibile moderazione dell’incontro con il pubblico. I tre quarti del tempo la padrona di casa ha parlato dei suoi progetti in India, lasciando un solo accenno a Chiamami col tuo nome. Quando, in evidente difficoltà, ha detto al regista di farsi una domanda a piacere la sala ha urlato di lasciare che fosse il pubblico a parlare. E per fortuna. GROTTESCA

 

RICCARDO SCAMARCIO – voto 3: L’espressione di chi sta per essere portato al patibolo, l’aria perennemente annoiata (per non dire altro) e l’insofferenza per gli interlocutori renderebbero inutile persino il più scintillante dei look. A Roma gli direbbero: “E fattela una risata ogni tanto”. SVOGLIATO

 

ATAC – voto 2: Sempre penosa la situazione dei mezzi di trasporti capitolini. Non dipende dalla Festa in modo diretto ma in un passato che sembra remoto esistevano le “navette cinema” e i percorsi erano fattibili. Offrire al pubblico un evento a cui si è impossibilitati a partecipare ha poco senso. IMBARAZZANTE

 

L’UOMO SULLA STRADA – NC (l'evento): Film dignitoso stritolato dalle politiche del festival: all’anteprima stampa a tarda sera del cinema Giulio Cesare dieci persone in sala e conferenza annullata per via della concomitanza con Russell Crowe. Un’occasione sprecata. Peccato, i due protagonisti Aurora Giovinazzo e Lorenzo Richelmy sono un portento. DISPERSO

 

LE DEFEZIONI – NC: Una masterclass a due con Paul Mescal senza l’attore in presenza (ok, era collegato via Zoom), un cast pazzesco (quello di Amsterdam, da Taylor Swift a Margot Robbie) di cui non si è vista l’ombra e un autore (Ethan Hawke) che ha il suo documentario (The lasting movie stars) sulla copertina del festival (oltre al film di AppleTV+, Raymond and Ray) eppure non presenzia l’evento. Questi sono alcuni dei forfait illustri. Sulla carta, buona parte del mondo del cinema mondiale si sarebbe dovuto trasferire a Roma per dieci giorni, ma invece è rimasto lì, lontano e irraggiungibile, su grande schermo. DELUDENTE

 

 

 

 

 


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