Trump rifiuta di condannare i suprematisti bianchi durante il confronto tv con Biden, esplode la rabbia sui social: «Questo è fascismo»

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di Nico Riva
Nella corsa alla Casa Bianca, il primo dibattito televisivo è spesso determinante. Per circa 90 minuti, in diretta da Cleveland (Ohio), il 29 settembre Donald Trump e Joe Biden si sono dati battaglia, in vista delle elezioni del prossimo 3 novembre. Fra insulti, accuse e interruzioni reciproche, un momento ha colpito più di tutti gli altri l'attenzione del mondo mediatico, facendo esplodere la rabbia dentro e fuori dai social network. Il momento in cui il Presidente in carica Trump ha rifiutato di condannare i suprematisti bianchi. 

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Durante il dibattito infuocato fra i due candidati per la presidenza, il moderatore del dibattito Chris Wallace (FoxNews) ha domandato al Presidente Trump di condannare le violenze di alcuni gruppi di suprematisti bianchi alle manifestazioni del movimento Black Lives Matter, contro la brutalità e il razzismo della polizia. «Qui stasera lei condanna i suprematisti bianchi e le milizie di estrema destra? È disposto a dir loro di non aggiungere altra violenza alle nostre città, come abbiamo visto a Kenosha e a Portland?». La risposta di Trump ha generato sconcerto e rabbia, soprattutto sui social. 

«Devo dire che quasi tutto quello che ho visto viene dalla sinistra, non dalla destra. Io voglio vedere la pace. Faccia un nome, chi vuole che condanni? I Proud Boys?
Proud Boys, state indietro e attendete. Ma devo aggiungere: qualcuno deve fare qualcosa per quanto riguarda gli Antifa e la sinistra». («Proud Boys, stand back and stand by! But I’ll tell you what, somebody’s got to do something about antifa and the left»). 

I Proud Boys sono un'organizzazione neofascista diffusa in Usa, Canada, Australia e Regno Unito, nota per la violenza e per le posizioni misogine, islamofobe, transomofobe, razziste, antisemite di molti dei suoi membri. Al suo interno, non son pochi a sostenere la supremazia della "razza" bianca e ad esser stati condannati per crimini violenti. Il Presidente in carica degli Stati Uniti, in tv davanti a milioni di persone, non ha preso le distanze dai Proud Boys, limitandosi a dire: «Stand back and stand by!»

Sui social, i Proud Boys esultano e rispondono così: «We stand by, sir» («Attendiamo, signore/capo», con una formula simile a quella dei militari quando rispondono agli ordini di un superiore). Hanno pure già creato un logo con la dichiarazione di Trump di ieri sera. Presenza quasi fissa ai raduni trumpiani, sono intervenuti spesso con violenza nelle manifestazioni antirazziste e antifasciste che hanno occupato le strade americane dopo la tragica morte di George Floyd. A Kenosha, il 25 agosto, il 17enne suprematista bianco Kyle Rittenhouse ha ucciso due manifestanti afroamericani con un fucile trasportato illegalmente durante le proteste per l'aggressione della polizia all'afroamericano Jacob Blake (non stava opponendo resistenza, ma gli hanno piantato 7 pallottole nella schiena davanti ai suoi 3 bambini). 

La tensione negli Stati Uniti negli ultimi mesi è alle stelle. Tanti accusano il Presidente Trump di star gettando benzina sul fuoco, invece di affrontare la questione del razzismo. Dopo le dichiarazioni durante il primo dibattito tv, ciò è emerso con ancora maggior chiarezza. Dalla Cnn al Guardian, passando per i social network, a migliaia hanno espresso disprezzo, rabbia e paura nei confronti della mancata condanna da parte di Trump verso il suprematismo bianco. 

La trentenne Alexandria Ocasio-Cortez, newyorkese di origine portoricana, cresciuta nel Bronx è la più giovane donna nella storia eletta al Congresso degli Stati Uniti. Da sempre in prima linea nella difesa delle minoranze, dei diritti umani e dell'ambiente, ha commentato così: «Donald Trump è un suprematista bianco. C'è chi lo dice da molto tempo, e queste persone sono state ridicolizzate, chiamate iperboliche e radicali: non perché fossero in torto, ma perché gli altri non riescono ad accettare che il nostro Paese abbia eletto un suprematista come presidente. Questo è fascismo a casa nostra». 
 

Ultimo aggiornamento: Giovedì 1 Ottobre 2020, 16:12
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