Coronavirus, le vittime salgono a sei: «Quasi 300 casi in totale». Negli ospedali 14 contagiati, è allarme

Il virus in Cina continua a far paura: sono sei le vittime totali finora, secondo fonti ufficiali, dopo che altre due persone sono morte dopo essere state contagiate dal misterioso coronavirus. I nuovi casi in Cina sono 77, quasi 300 in totale: e secondo quanto afferma il tabloid britannico The Sun, ci sarebbe un primo caso di un turista occidentale. Si tratta di un 32enne inglese, Ash Shorley, che «sta lottando contro la morte in Thailandia: si teme possa essere il primo occidentale colpito», scrive il Sun.

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L'uomo è stato portato d'urgenza in ospedale a Phuket dopo che, riferisce il quotidiano online, «un virus simile a quello della polmonite ha infettato entrambi i polmoni mentre si trovava nell'isola di Koh Phi Phi island». I medici a Phuket hanno rilevato che i sintomi presentati dall'uomo sarebbero «compatibili» con il nuovo coronavirus originatosi in Cina.

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CONTAGIATI 14 OPERATORI SANITÀ,RISCHI IN OSPEDALI In Cina «secondo le ultime informazioni, 14 operatori sanitari sarebbero stati colpiti dal nuovo coronavirus: è un fatto questo che preoccupa molto, poichè c'è il rischio che si possano determinare delle epidemie negli ospedali, come già si è verificò nel 2002-2003 per la Sars in alcuni ospedali di Canada e Corea». A sottolinearlo all'ANSA è Giuseppe Ippolito, direttore scientifico Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, riferimento per il trattamento di eventuali casi del nuovo virus in Italia.
 
 

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Che il virus abbia colpito anche degli operatori sanitari in Cina, spiega Ippolito, «è molto preoccupante proprio per il rischio di epidemie negli ospedali: ciò è accaduto già per i virus della Sars e della Mers in Canada e Corea, dove ospedali di alto livello hanno dovuto fronteggiare tali epidemia con enormi difficoltà». È dunque «fondamentale - rileva - isolare quanto prima possibile eventuali casi tra gli operatori sanitari, applicando tutte le misure di prevenzione». A tal fine, Ippolito sottolinea come in Cina siano state attivate strutture di isolamento di massimo livello, anche se «molte informazioni non sono ancora sufficientemente dettagliate».

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Riferendosi quindi all'aumento dei casi del nuovo coronavirus, «è fondamentale considerare dove si sono verificati: per ora i casi sono limitati ai paesi del Mar della Cina e sono cioè localizzati. Se rimanessero localizzati - afferma - ciò indica che il virus ha assunto una diffusione locale e, dunque, meno allarmante. È tuttavia troppo presto per prevederne l'evoluzione». Quanto alla riunione di domani del Comitato di emergenza convocata dall'Organizzazione mondiale della sanità, secondo l'esperto «è probabile che si vada verso un aumento del livello di allerta».

Al momento, ha ricordato, «negli aeroporti Usa si effettuano controlli in entrata, in Cina si effettuano controlli in uscita e negli altri Paesi si sta attuando un sistema di sorveglianza con segnalazione dei passeggeri che presentassero sintomi». Allo Spallanzani, conclude Ippolito, «le procedure sono comunque avviate ed è tutto pronto per far fronte ad eventuali casi del nuovo coronavirus che dovessero presentarsi in Italia».
 
 

TIMORI E FIDUCIA TRA I PASSEGGERI A FIUMICINO Sono contrastanti i pareri tra i passeggeri in partenza questa mattina all'aeroporto di Fiumicino per Wuhan, in Cina, riguardo la diffusione del nuovo coronavirus, della stessa famiglia della Sars. C'è chi manifesta preoccupazione e chi, invece, non mostra particolare apprensione. Pochissimi i passeggeri occidentali in partenza, la stragrande maggioranza sono di nazionalità cinese.

Alcuni indossano la mascherina, ma è da sottolineare, è noto, che è una cautela che gli orientali utilizzano di frequente ed abitualmente. «Siamo un po' preoccupati - spiega una coppia di giovani cagliaritani - abbiamo appreso della diffusione del virus, della sua trasmissione da uomo ad uomo, ed è chiaro che la circostanza, proprio ora, non ci fa stare proprio tranquilli. Andiamo a Wuhan solo in transito e poi ci spostiamo in un'altra località della Cina. Faremo intanto tesoro delle indicazioni del ministero della Salute e cercheremo di essere attenti. Speriamo bene».

Di parere opposto un viaggiatore romano: «Non sono preoccupato e non ho timori particolari - racconta - vado spesso in Cina ed ho già affrontato tutta la fase legata alla Sars quando lavoravo a Taiwan. Da Wuhan, in transito, andrò subito a Shangai dove mi fermerò un mese. L'importante è osservare precauzioni e le indicazioni igieniche necessarie». Non mostra preoccupazione anche un giovane cittadino cinese, di ritorno, per il Capodanno cinese, dopo una vacanza in Italia assieme ad una comitiva di connazionali: «Sono sincero, non sono preoccupato. Sono convito che il Governo stia seguendo bene la situazione e che la tenga sotto controllo, con tutte le misure opportune e necessarie. Abbiamo già esperienza».

Allo scalo romano, dove sono tre i voli diretti per Wuhan, è in vigore, come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale, la procedura sanitaria per verificare l'eventuale presenza a bordo dei voli da Wuhan di casi sospetti sintomatici. Ai check-in dei voli interessati, ai controlli di sicurezza e nella sala arrivi figurano totem e locandine informativi del Ministero della Salute, di vario formato, in lingua italiana ed inglese, con i consigli ai viaggiatori internazionali diretti a o di ritorno da Wuhan.

CASI CONFERMATI
Sono in tutto 291 i casi di nuovo coronavirus confermati dalle autorità sanitarie cinesi, e altri 54 quelli sospetti, secondo l'ultimo bilancio della National Health Commission (Nhc), aggiornato alla fine della giornata di ieri 20 gennaio quando sono stati segnalati 77 nuovi pazienti: 72 nella provincia di Hubei - quella della città di Wuhan, epicentro del focolaio - due a Shanghai e tre a Pechino. Sempre ieri, 27 nuovi casi sospetti sono stati registrati in 9 regioni. La Nhc fa sapere anche che sono stati rintracciati 1.739 contatti stretti delle persone colpite: 922 restano sotto osservazione medica, mentre 817 sono stati dimessi. All'estero, un caso è stato confermato in Giappone, due in Tailandia e uno nella Corea del Sud. Zhong Nanshan, noto esperto di malattie respiratorie, a capo di un team della Nhc, ha attribuito l'aumento delle diagnosi a molte ragioni. Fra le altre, l'impiego di nuove tecniche di rilevamento rapido. Giovedì scorso è stato infatti sviluppato e inviato alla sezione provinciale di Hubei del Center for Disease Control and Prevention (Cdc) cinese un nuovo kit diagnostico, che è stato usato per controllare i casi sospetti di polmonite segnalati a Wuhan. «Un caso sospetto - ha spiegato Zhong - si può ritenersi confermato dopo essere risultato per due volte positivo», un iter «molto più veloce rispetto alla procedura utilizzata in precedenza che passava attraverso le analisi del Cdc o delle autorità sanitarie».

Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Gennaio 2020, 17:35
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