Guerra, ucraini in trappola a Severodonetsk. I russi: «Arrendetevi o morirete tutti»

Anche i civili in trappola: i raid hanno interrotto tutti i collegamenti

La resistenza dei soldati bloccati dal ponte crollato a Severodonetsk. I russi: «Arrendetevi o morirete»

Civili bloccati, vie d’accesso distrutte. Severodonetsk è ormai circondata dai russi. «Tutti e tre i ponti verso la città sono stati distrutti», afferma il governatore ucraino della regione di Lugansk, Serhiy Haidai. Questo rende l’evacuazione dei residenti e il trasporto di merci «impossibile». La distruzione del terzo ponte - per la quale i belligeranti si rimpallano le responsabilità -, ha “chiuso” le forze ucraine alle quali le milizie filorusse hanno lanciato l’ultimatum: «Hanno due opzioni, seguire l’esempio dei loro colleghi e arrendersi o morire. Non hanno altra scelta», hanno intimato.

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L’obiettivo di Mosca è quello di isolare Severodonetsk e la città gemella di Lysychansk, che sorge al di là del fiume Donets, che con i suoi 90 km in terra ucraina taglia letteralmente a metà il fronte in quest’area del Donbass. «Per ottenere un successo nella sua attuale offensiva, la Russia dovrà completare ambiziose azioni di fiancheggiamento o condurre un attraversamento fluviale d’assalto», è la valutazione della Difesa di Londra nel suo ultimo briefing.


L’ATTACCO 
La battaglia nella città del sud-est si combatte strada per strada. Le conseguenze sono decisive per la sorte del Donbass e forse per l’intera guerra. Le truppe di Kiev sono messe alle strette, respinte dal centro della città da russi e filorussi. In città restano ancora intrappolati migliaia di civili. Oltre 500 nella fabbrica di Azot, compresi 40 bambini. Diversa la versione russa: nella zona industriale e nell’impianto sono asserragliati «300-400 nazionalisti, di Pravi Sektor e del battaglione Azov, che tengono in ostaggio centinaia di civili». Evacuazioni al momento sono impossibili, mentre sarebbero in corso già da ieri negoziati per eventuali corridoi umanitari. 
La Difesa ucraina, ammettendo le sconfitte patite nelle ultime ore che hanno portato i russi a controllare almeno il 70% di Severodonetsk - seppur al costo di «gravi perdite» -, ha evidenziato che la tattica russa è cambiata: «Sul campo stanno usando solo l’artiglieria e i corazzati con il supporto aereo», ha riferito in un briefing il portavoce del ministero, Oleksandr Motuzianyk. 

 

«L’attacco su Lysychansk», ultima città del Lugansk non ancora caduta in mano russa, «avverrà simultaneamente a quello su Siversk», hanno minacciato i filorussi della regione. Mentre i tentativi di sfondamento del fronte più a sud da parte delle milizie di Donetsk, lungo la direttrice che porta a Bakhmut e alle sue alture strategiche, «sono stati respinte», ha assicurato Kiev. 
Ancora orrori ed esecuzioni sommarie arrivano, poi, da Bucha: una nuova fossa comune con sette corpi è stata trovata nella cittadina ucraina dove ad aprile erano stati rinvenuti centinaia di civili uccisi dopo la ritirata russa. «Sette civili sono stati torturati dai russi e poi giustiziati con un proiettile in testa», ha denunciato il capo della polizia di Kiev Andrii Nebytov, aggiungendo che «diverse vittime avevano le mani e le ginocchia legate». 


I TRADITORI
Da un’altra città devastata giungono anche ulteriori rivelazioni. Il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko, dice che «diversi traditori hanno informato le forze russe sulle infrastrutture critiche della città». Informazioni vitali consegnate ai soldati di Mosca. «Avevano le coordinate - ha dichiarato -. Sapevano dove bombardare. C’erano molti traditori. Tutto ciò che avevamo, tutto ciò che è considerato infrastruttura critica della città, è stato distrutto nei primi sette giorni».  Comincia a funzionare, invece, la «nuova rotta marittima» aperta dagli ucraini per evitare il blocco russo dei porti ucraini sul Mar Nero. Ieri una nave con 18 mila tonnellate di mais è arrivata nel porto della Spagna nord-occidentale. 


Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Giugno 2022, 12:47
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