«Stuprata per mesi, per fuggire dagli abusi di Epstein mi gettai nel mare infestato dagli squali»

«Stuprata per mesi, per fuggire dagli abusi di Epstein mi gettai nel mare infestato dagli squali»

Lei si chiama Sarah Ransome, è una delle accusatrici di Jeffrey Epstein, e il suo racconto al Telegraph è sconvolgente: dopo mesi di abusi nella villa del finanziere - morto suicida in carcere a New York - Sarah ha raccontato infatti di aver provato a lasciare a nuoto l'isola privata, Little St. James, dello stesso Epstein, cercando di raggiungere la vicina isola di St. Thomas.

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Un'impresa dettata dalla disperazione, nonostante quelle acque fossero infestate dagli squali: per Sarah quel raro momento di libertà era uno spiraglio, un'occasione da non perdere, puntando sulle sue capacità di nuotatrice. «Ero stata stuprata tre volte quel giorno. A quel punto uno squalo sarebbe stato il mio migliore amico. Non ci ho nemmeno pensato, volevo solo fuggire», ha raccontato al Telegraph la donna britannica nella sua prima intervista.



Sarah non arrivò però lontano: individuata grazie alle videocamere disseminate sull'isola, in pochi minuti fu convinta a rientrare, si legge ancora sul quotidiano britannico. Nel 2017 la donna però denunciò Epstein e la sua confidente Ghislaine Maxwell oltre a tre presunte assistenti, affermando di essere stata vittima di traffico sessuale per sette mesi. Accuse respinte dalla Maxwell. Il caso fu poi concluso con un patteggiamento extragiudiziale, ma Sarah Ransome ha deciso di parlare per la prima volta alla luce del suicidio di Epstein per incoraggiare altre donne a farsi avanti.

Martedì 17 Settembre 2019, 17:44
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