Sanzioni alla Russia, l'ira dei 35 italiani dipendenti di Aeroflot: «Niente stipendi, ci licenziano»

Sanzioni alla Russia, l'ira dei 35 italiani dipendenti di Aeroflot: «Niente stipendi, ci licenziano»

Voli fermi e stipendi bloccati. Le sanzioni economiche varate dall'Unione Europea nei confronti della Russia a seguito dell'invasione dell'Ucraina stanno colpendo anche i 35 lavoratori italiani dell'Aeroflot, la compagnia di bandiera di Mosca. «Il 27 febbraio è stato chiuso lo spazio aereo per tutte le compagnie russe. Questo ha comportato lo stop per tutti i lavoratori dell'Aeroflot: niente voli, niente lavoro», spiega Giovanna Frunzio, coordinatore Aeroflot a Fiumicino.

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«Dal 25 febbraio il conto della compagnia presso la Bnl di Roma è bloccato, e tutti i dipendenti Aeroflot in Italia, parliamo di 35 persone tra Milano, Roma, Venezia e Napoli, non hanno potuto percepire lo stipendio - aggiunge -. È stata chiesta la cassa integrazione, già dal 3 marzo, e fino ad oggi non è stata ancora approvata. Non capiamo come delle sanzioni contro la Russia vadano a colpire noi, cittadini italiani. Perché tutti i 35 dipendenti sono di cittadinanza italiana».

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Un fulmine a ciel sereno per i lavoratori italiani, come sottolinea Giovanna Frunzio: «Prima d'ora non abbiamo mai avuto nessun tipo di problema: per noi l'Aeroflot è sempre stata una compagnia solida e, francamente, non abbiamo mai nemmeno immaginato uno scenario del genere. Ci siamo trovati dall'oggi al domani in una situazione senza alcun precedente». «In questa azienda non ho mai ricevuto il mio stipendio con un solo giorno di ritardo. Non ho mai visto dei licenziamenti senza giusta causa - spiega Francesca, anche lei tra i 35 dipendenti italiani di Aeroflot -. Oggi mi ritrovo a 46 anni con due figli e il mio posto di lavoro a rischio. Ora la compagnia potrebbe avvalersi della legge 223 per un eventuale licenziamento collettivo per i 35 lavoratori italiani».

«Noi abbiamo un contratto italiano, il cosiddetto F.A.I.R.O. (Foreign Airlines Industrial Relations Organization) che è un contratto collettivo nazionale - precisa invece un altro dipendente, Libero Di Zillo, in forza allo scalo di Fiumicino -. La nostra compagnia sta vedendo quello che può fare, ma in ogni caso sono già stati fatti tutti i passi possibili e immaginabili. Non sono serviti però a superare la chiusura da parte delle autorità italiane a far sbloccare il conto corrente in Italia dell'Aeroflot».

La situazione precipitata dopo lo scattare delle sanzioni preoccupa anche la compagnia: «Abbiamo già mandato tre lettere dirette a ministeri e due alle banche, non c'è risposta - dice Andrey Dobrakov, direttore generale per l'Italia di Aeroflot -. La nostra attività è completamente bloccata. I soldi per coprire gli stipendi, le tasse e altri servizi, come il rimborso dei biglietti, sono stati inviati regolarmente dalla compagnia, e sono sul conto in banca dal 25 febbraio. Se la situazione non dovesse cambiare, il licenziamento dei dipendenti italiani resta l'unica strada percorribile. In altri paesi, come in Germania o in Gran Bretagna, i soldi per i dipendenti sono disponibili senza problemi. Le sanzioni ci sono, ma i soldi per gli stipendi restano accessibili».


Ultimo aggiornamento: Sabato 2 Aprile 2022, 21:33
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