Ragazza si lancia dal ponte e muore: la madre si uccise così 15 anni fa tenendola in braccio
di Federica Macagnone

Ragazza si lancia dal ponte e muore: la madre si uccise così 15 anni fa tenendola in braccio

Yazmina Howard aveva solo 18 anni. Lunedì sera, dopo una pizza con un amico, ha deciso che era il momento di dire addio a tutto: ai sogni, alle speranze, alla vita. Inseguita da incubi e paure del passato che non l'avevano mai abbandonata, è salita su un ponte autostradale e si è uccisa  gettandosi nel vuoto: esattamente come aveva fatto 15 anni prima sua madre Maxine che si era lanciata dal settimo piano della sua casa di Maidstone, in Gran Bretagna, tenendo in braccio proprio lei, Yazmina, che all'epoca aveva tre anni. Era il 1° agosto 2003: Maxine morì sul colpo, la piccola se la cavò con fratture al cranio, alla mascella, a una costola e a un braccio. I medici riuscirono a guarire le ferite, ma il trauma e gli incubi dopo quel volo non la abbandonarono mai.

Maxine Carr, stanca di essere da anni vittima di abusi domestici, si era uccisa temendo che il suo ex compagno, Ivan Delgardo, le facesse ancora del male e le togliesse la figlia per portarla con sé nella natìa Spagna: e nel suo volo folle portò anche Yazmina per non lasciarla a una vita di violenze. Dimessa dall'ospedale, la piccola fu presa in consegna e allevata dai nonni paterni, Janet e Michael Howard, che oggi hanno 68 e 70 anni e che, a 15 anni di distanza hanno rivissuto lo stesso incubo del 2003: e stavolta a morire non è stata la nuora, ma quella nipote che avevano cresciuto con amore infinito e che consideravano il loro angelo, una ragazza "bella fuori e bella dentro". Lunedì sera intorno alle 22 il loro angelo è andato via nella maniera più inaspettata gettandosi da un ponte sull'autostrada M20 a Larkfield, nel Kent.

«Ho ricevuto un suo messaggio alle 21.23 di sera in cui diceva di stare bene - racconta Janet - È stato l'ultimo che ho ricevuto. Cosa sia accaduto nella sua mente da quel momento in poi non lo sapremo mai: non sappiamo cosa l'abbia spinta a uccidersi. Yazmina era una bella ragazza, dentro e fuori, una che non avrebbe mai fatto male a nessuno. Era molto emotiva, certo, e questo lo si può capire pensando al trauma subìto quando ha perso la mamma, ma sembrava aver superato i suoi incubi. Era forte. Ci chiamerebbe nonna e nonno, ma a volte le scappava di dire "mamma": era più una figlia che una nipotina per noi. Non fumava, non andava in discoteca, e quando beveva vino, si assicurava che fosse vegano perché amava gli animali e aveva a cuore l'ambiente. Ha studiato arte, matematica e multimedia ma era ancora incerta se continuare o no. Ha lasciato un vuoto enorme nella nostra vita».

In realtà Yazmina tanto bene non stava: una settimana prima aveva già tentato di uccidersi lanciandosi dallo stesso ponte: in quell'occasione il suo fidanzato la salvò trattenendola all'ultimo momento. Lunedì sera ci ha riprovato: e in quel momento non c'era nessuno a trattenerla. Spinta dagli incubi del passato? O semplicemente dalla paura che il suo fidanzato la tradisse, come ha ipotizzato qualcuno? Non si saprà mai. L'unica cosa certa è che dietro la sua apparente forza nascondeva una grande fragilità: le ferite di 15 anni fa non si erano mai rimarginate. Sul ponte sono stati deposti tantissimi omaggi floreali e tantissimi biglietti. Uno tra i tanti: «Tesoro, Yaz, ricorderemo per sempre le tue risate. Vorrei che tu sapessi quanto sei stato amata. Stai tranquilla, tesoro mio».
Ultimo aggiornamento: 22:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA