Patrick George Zaky, tutto ciò che sappiamo. Il legale: «È distrutto, ha chiesto la visita di un medico legale»

Patrick George Zaky, tutto ciò che sappiamo sul ricercatore dell'Università di Bolgona arrestato e torturato in Egitto

Patrick George Zaky è un giovane studente egiziano dell'Università di Bologna, e il suo caso ricorda molto quello di Giulio Regeni, morto quattro anni fa dopo essere stato sequestrato e torturato al Cairo. Giovedì notte Zaky è stato arrestato all'aeroporto della capitale egiziana perché accusato di istigazione alle proteste e diffusione di notizie false, nonché propaganda di terrorismo, su ordine della procura generale.

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Patrick George Zaky, ha riferito una degli avvocati, Hoda Nasrallah, «ha chiesto di essere visitato da un medico legale per mettere agli atti le tracce della tortura subita». «È stato sottoposto a scosse elettriche e colpito, ma in maniera da non far vedere tracce sul suo corpo», ha detto la legale contattata dall'ANSA al Cairo. «Patrick si trova al momento in una camera di sicurezza del commissariato di polizia Mansoura-2 assieme a criminali. È psicologicamente distrutto, è arrabbiato», ha aggiunto la legale dell'organizzazione on-governativa «Eipr» (Egyptian initiative for personal rights).



IL 22 FEBBRAIO DATA DECISIVA La misura di custodia cautelare, inizialmente per 15 giorni, potrebbe essere rinnovata, una modalità di carcerazione preventiva impensabile in Europa: l'Italia, si è appreso domenica da fonti della Farnesina, ha chiesto l'inserimento del caso all'interno del meccanismo di 'monitoraggio processuale' coordinato dalla delegazione Ue in Egitto e che consente ai funzionari delle ambasciate Ue di monitorare l'evoluzione del processo e presenziare alle udienze. 
Le ong, tra cui Amnesty International, hanno subito lanciato l'allarme sul suo caso, per le analogie con Regeni e per il rischio di torture in carcere. Il 22 febbraio dovrebbero scadere i primi 15 giorni dalla prima ordinanza e ci sarà a Mansoura un'udienza per decidere se rinviare a giudizio Zaky, se prorogarne la detenzione per supplemento di indagini o se disporne il rilascio.



ARRESTATO GIOVEDI' NOTTE L'ultimo esame tre giorni fa a Bologna, poi il ritorno a casa in Egitto per una breve vacanza, l'arresto e le torture, anche con elettroshock. Patrick era via dal suo Paese dall'agosto 2019, quando appunto si era trasferito a Bologna per il già citato master: è accusato di diffusione di notizie false, incitazione a proteste, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici e uso della violenza.

Il caso di Zaky è stato denunciato quasi subito da Amnesty International Italia, che si è occupata di filtrare le frammentarie informazioni che arrivano dall'Egitto, tramite reti di attivisti. Patrick, ha spiegato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, «è un attivista a tutto tondo» con interessi specifici nella giustizia per le persone Lgbt e nell'identità di genere.

Secondo quanto ricostruito dalla Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), nelle 24 ore intercorse tra l'arresto e la detenzione a Mansoura, Zaky «è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato sul suo lavoro e sul suo attivismo». Sarebbe stato inoltre presentato un rapporto della Polizia che sostiene «falsamente» di averlo arrestato a un checkpoint di Mansoura in base a un mandato emesso a settembre 2019. 



INTERVIENE ANCHE L'UE Anche l'Unione europea vuole vederci chiaro sul caso del ricercatore, che si era battuto per la verità anche per l'analoga storia di Giulio Regeni: è forte la mobilitazione di politica e società civile. L'attenzione richiamata dall'Italia ha innescato l'attenzione del Servizio europeo per l'azione esterna (Seae), l'organismo che gestisce le relazioni diplomatiche dell'Ue con altri Paesi al di fuori dell'Unione, guidato dall'Alto rappresentante Josep Borrell.

Il portavoce Peter Stano, interpellato ieri dai giornalisti a Bruxelles, ha spiegato che il Seae è «al corrente del caso» di Zaky e lo sta «valutando» con la sua delegazione Ue al Cairo. In caso necessario, assicura, saranno intraprese «adeguate azioni. Appena avremo raccolto più informazioni saremo in grado di dire qualcosa di più concreto». L'Unione europea «sta cercando di stabilire tutti i fatti, e se sarà necessaria un'iniziativa l'Unione sosterrà in pieno le autorità italiane». «In generale - ha aggiunto il portavoce - posso dire che l'Ue segue le questioni che riguardano i diritti umani molto da vicino, e continuiamo a sollevarle con i nostri partner egiziani, e appena avremo abbastanza informazioni solleveremo anche questa».



BOLOGNA SI MOBILITA Nei giorni scorsi si sono mobilitati anche il mondo dell'Università italiana e la città di Bologna, dato che Zaky è iscritto al master dell'ateneo bolognese Gemma, un progetto internazionale, unico del suo tipo in Europa, dedicato agli studi di genere. Un percorso formativo che il giovane egiziano ha intrapreso con entusiasmo a settembre scorso perché molto affine al suo attivismo per i diritti umani.

In piazza Maggiore c'è stato anche un flash mob con lo slogan 'Libertà per Patrick' per lanciargli un messaggio di solidarietà, ma anche per chiedere alle autorità egiziane maggiore trasparenza, mentre l'Università di Bologna ha costituito un gruppo di crisi per seguire da vicino l'evolversi della situazione. Su Change.org, la petizione lanciata per far pressione sul governo egiziano vola verso le 15mila firme, mentre Amnesty Italia ne ha lanciata un'altra parallela chiedendo libertà per Patrick, «arrestato solo perché attivista». Il consiglio di amministrazione dell'Università di Bologna auspica trasparenza sul caso in Egitto. 
AVVOCATO REGENI, SONO STESSI AGUZZINI Dal canto suo Mohamed Lotfy, avvocato della famiglia Regeni, ieri in un'intervista a Repubblica ha parlato di 'stessi aguzzini' sia per Zaky che per Regeni. «Patrick è stato arrestato per i suoi studi in Italia. Chissà che paranoia si sono costruiti - le sue parole - A prenderlo è stata la Sicurezza nazionale, il servizio segreto civile, lo stesso coinvolto nel sequestro, tortura e omicidio di Giulio, e che ha cinque ufficiali indagati per questo dalla procura di Roma. Lo hanno interrogato con metodi che, purtroppo, conosciamo bene. Le torture. E gli chiedono il perché del suo viaggio in Italia, perché studiasse da voi e che cosa facesse nel vostro Paese».

«L'omicidio di Giulio continua a essere un'inaccettabile spina nel fianco per il nostro governo e, in qualche modo, ci sono anche delle analogie con l'arresto di Patrick: sono studenti in un Paese in cui la cultura fa molta paura», dice Lotfy. «Non è un caso che l'arresto di Patrick sia avvenuto proprio in questo periodo, poco dopo le manifestazioni di piazza Tahrir del 25 gennaio», prosegue. «In questi giorni ci sono stati moltissimi arresti di chiunque abbia manifestato dissenso. E non è un caso che nello stesso periodo, quattro anni fa, Giulio fu sequestrato».

«Noi siamo stanchi di essere vittime di una paranoia di regime che ci controlla e ci spia 24 ore su 24. Stanchi di vivere in un Paese che ci vuole dire che cosa dobbiamo fare, che cosa dobbiamo dire. Mia moglie - racconta Lotfy - è stata arrestata proprio poche ore dopo una nostra lunga conversazione di lavoro con la famiglia Regeni, nella quale abbiamo parlato di Giulio e delle indagini. È stata in carcere per sette mesi, ora è a casa ma si deve recare in caserma periodicamente per firmare. Siamo controllati ogni minuto. Ci vogliono fare stancare. Vogliono impaurirci. Ma noi siamo qui: a chiedere all'Europa - sottolinea - di difendere la nostra libertà, la nostra democrazia. Per Patrick, per gli egiziani. E per Giulio».

COORDINATRICE MASTER, STUDENTI PROVATI «Gli studenti sono molto provati: in questi giorni hanno cercato in tutti i modi di dare una mano e di fare sentire la loro voce. Il loro pensiero è sempre rivolto a Patrick e alla sua famiglia», ha detto all'ANSA la professoressa Rita Monticelli, coordinatrice del Master 'Gemma', il corso che approfondisce gli studi di genere dell'Università di Bologna, a cui è iscritto Patrick George Zaky, lo studente arrestato in Egitto.

I colleghi del Master continuano ad andare a lezione, «ma sono molto preoccupati - ha aggiunto Monticelli - hanno bisogno di sostegno emotivo: quanto è accaduto a Patrick è qualcosa che nessuno si sarebbe mai potuto immagine. Noi non abbiamo contatti con la famiglia, ma siamo aggiornati dalla Farnesina. L'Università di Bologna sta facendo tutto il possibile così come quella di Granada, in Spagna. In questi giorni abbiamo costruito una rete istituzionale - ha concluso la coordinatrice - per tenere in contatto studenti e amici di Patrick, per scambiarci informazioni e far sì che rimanga altissima l'attenzione su quanto è successo».
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 12 Febbraio 2020, 09:39
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