Nuova Zelanda, dopo il lockdown c'è una nuova piaga: l'invasione delle galline
di Riccardo De Palo

Nuova Zelanda, dopo il lockdown c'è una nuova piaga: l'invasione delle galline

Sembra un racconto di Stephen King. O la versione horror di “Galline in fuga”. Tra gli effetti collaterali del lockdown in Nuova Zelanda, c’è anche la incredibile riproduzione di pollame allo stato brado, che sta rendendo la vita impossibile a molti, ora che il coronavirus sembra eradicato e la popolazione cerca di tornare alla normalità. Ci sono galli che con il loro verso ripetutto e assillante impediscono alla gente di dormire. C’è chi li accusa di “distruggere” (anche se pare impossibile) intere comunità. E il cibo che alcuni residenti lasciano incustodito per loro attrae “ratti grossi come gatti” in altrimenti pacifici quartieri cittadini. 

 
La zona interessata dalla nuova “peste”, come viene definita  dai giornali locali, e dal Guardian che dedica alla notizia un ampio reportage, non è una remota e poco abitata zona rurale, ma una bella fetta occidentale di Auckland, una città di 1,6 milioni di abitanti, nel Nord del Paese. 

L’incubo, raccontano le cronache di inorriditi residenti, si è materializzarto dapprima a Titirangi, un sobborgo di appena quattromila anime, dove venti-trenta polli inselvatichiti si sono rapidamente moltiplicati nel corso degli anni, e la situazione è sfuggita di mano durante il lockdown. Il problema ha diviso la popolazione in favorevoli e contrari (o in pollisti e antipollisti), come ha detto al Guardian Greg Presland, capo della comunità di Waitākere Ranges. Alcuni residenti hanno scritto sui social che galli e galline hanno donato un certo non so che di caratteristico al loro villaggio, mentre altri hanno detto, senza mezzi termini, che “è come in un film di Stephen King”. Il problema a dire il vero ha le sue radici nel lontano 2008, quando alcuni animali sono “evasi” dal pollaio (come nel cartone animato di successo) e si sono abituati a vivere allo stato selvaggio.

La privazione del sonno, a causa dell’isolamento, e la “vista dello scempio” compiuto da questi animali ha fatto sì che gli haters dilagassero nella comunità, ha detto Presland. In particolare, il problema è che i polli attaccano le radici degli alberi di kauri, una specie vegetale a rischio di estinzione e tipica del paesaggio neozelandese. Il proliferare di ratti, attratti dai resti di cibo lasciati dagli uccelli, ha fatto il resto.

Ora la popolazione locale sta raccogliendo tutti i polli rimasti in natura, e cerca di reinserirli negli allevamenti locali. Niente mattanza, almeno per il momento. 
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 10 Giugno 2020, 17:53
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