Niccolò, ucciso in discoteca in Spagna. Interrogati gli amici: "Non era ubriaco né drogato"

Niccolò, ucciso in discoteca in Spagna. Interrogati gli amici: "Non era ubriaco né drogato"

Due amici di Niccolò Ciatti, il ragazzo di 22 anni ucciso nella discoteca St. Trop di Lloret de Mar nella notte del 12 agosto della scorsa estate da tre ceceni, sono stati interrogati stamattina in procura a Firenze: i ragazzi, che non erano stati sentiti dalla polizia spagnola poiché si erano allontanati prima dell'aggressione omicida, sono stati ascoltati dal pm Beatrice Giunti come chiesto dal tribunale di Blanes (Spagna) con rogatoria.

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Rispondendo alle domande inviate dai magistrati spagnoli, i due hanno dichiarato che Niccolò non era ubriaco né aveva assunto droga. Secondo quanto emerso da queste due testimonianze, quella sera il gruppo di giovani italiani aveva cenato in un fast food, bevendo bibite analcoliche. Nella discoteca avevano bevuto ciascuno le due consumazioni comprese nella quota d'ingresso, ossia due cocktail dal basso contenuto alcolico.

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Quando è stato aggredito Niccolò non era né ubriaco né sotto l'effetto di stupefacenti. Niccolò è stato descritto come un giovane tranquillo, lavoratore, che non faceva uso di droghe e non era solito bere alcolici. Gli atti della rogatoria raccolta a Firenze saranno trasmessi al tribunale di Blanes ma anche a Roma, al pm Tiziana Cugini per l'inchiesta italiana sull'omicidio.



IL PADRE DI NICCOLÒ: DOMANDE UTILI ALL'ACCUSA Le domande che i magistrati spagnoli hanno rivolto ai due amici di Niccolò non sarebbero inopportune ma utili alla pubblica accusa per dimostrare che Niccolò era un ragazzo «per bene». Ne è convinto il padre, Luigi Ciatti. «Nessun problema - ha scritto Luigi Ciatti su Facebook - Niccolò non era drogato né ubriaco. Ne sono sicuro perché purtroppo ho i risultati dell'autopsia. L' ultima cosa che un genitore vorrebbe avere di un figlio. I risultati sono stati negativi. Niccolò non era drogato nè ubriaco, aveva bevuto ma non era ubriaco
».

«Niccolò non è mai tornato a casa con un occhio nero, non ha mai partecipato a risse. Non ho mai avuto problemi di nessun genere. Queste domande servono al pubblico ministero spagnolo per capire chi era Niccolò, che era un ragazzo normalissimo, bravo e tranquillo, amava andare in discoteca ma per ballare e stare in compagnia. Per cui nessun problema e piena fiducia nella magistratura spagnola». Il padre del giovane di Scandicci ha aggiunto: «Vorrei che fossero fatte queste domande agli amici dei ceceni, se li hanno gli amici. Perché i tre ceceni hanno cercato più volte di aggredire altri ragazzi in discoteca e questo dice tutto di cosa cercavano. Io vorrei che il ragazzo olandese che ha fatto il video del calcio si facesse avanti solo per dire quello che ha visto».

Dei tre ceceni che aggredirono Niccolò Ciatti solo il ventiquattrenne Rassoul Bissoultanov, che sferrò al ragazzo italiano il calcio mortale in testa, è in carcere, a Girona. Gli altri due sono indagati in stato di libertà e vennero rilasciati poche ore dopo il fermo. Adesso si trovano a Strasburgo. «Vorrei che anche gli altri due fossero in carcere - ha scritto ancora Luigi Ciatti - perché hanno partecipato all' uccisione di Niccolò. Io vorrei che l'Europa bloccasse l'asilo politico a questi delinquenti protetti dall'Europa». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 3 Aprile 2018, 17:45
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