Chi sono i Mapuche, il popolo in lotta per difendere la propria terra

Chi sono i Mapuche, il popolo in lotta per difendere la propria terra

In lingua mapudungun, il loro nome significa 'Popolo della Terra': ecco chi sono i Mapuche, che da quasi un millennio lottano per la loro stessa esistenza e che si sono opposti alla visita di Papa Francesco in un territorio, quello di Temuco, nella regione cilena dell'Araucania, che essi rivendicano come proprio.



Da sempre dotati di un'organizzazione tribale, i Mapuche, intorno al V secolo d.C. vivevano in una regione compresa tra gli attuali Cile e Argentina e furono a lungo in guerra con l'impero Inca, che cercò per diversi secoli di assoggettarli e costringendoli a ripararsi nella regione dell'Araucania, vicino il confine con la regione argentina della Patagonia. Abili artigiani e produttori di armi, i Mapuche, che da cacciatori erano divenuti poi ottimi agricoltori, utilizzarono il fiume Bio-Bio come frontiera naturale anche dal XVI secolo in poi, quando furono attaccati a più riprese dai 'conquistadores' spagnoli in quella che passò alla storia come la Guerra di Arauco, un lunghissimo e sanguinoso conflitto in cui, oltre ad un coraggio fuori dal comune, i guerrieri Mapuche avevano dimostrato di essere eccellenti nell'uso del cavallo.



Durante la Guerra di Indipendenza cilena contro la Spagna, i Mapuche si schierarono al fianco dei coloni e successivamente tentarono una coesistenza pacifica con le altre popolazioni dello stato, ma non ci fu mai una vera e propria integrazione. In questo scenario si inserì facilmente un avventuriero francese, Orélie-Antoine de Tounens, che si alleò con i capi Mapuche e, forte di truppe ben equipaggiate, costrinse il governo cileno a porre fine alla Guerra di Arauco nel 1860. Tounens, però, andò oltre, proclamando l'indipendenza del Regno di Araucania e annettendo ai territori anche la Patagonia. Giunto a Santiago per rendere nota la decisione al governo centrale, Tounens fu arrestato e questo rese più facile al Cile assoggettare il popolo Mapuche, imponendogli di riconoscere l'autorità dello stato. Era solo l'inizio di delitti efferati e vere e proprie discriminazioni nei confronti di un intero popolo, composto da diverse etnie e religioni, ma di usanze e tradizioni comuni, pronto a lottare contro l'esproprio delle terre che andava di pari passo con un drammatico calo demografico.



Ancora oggi l'economia dei Mapuche, che vivono tra il Cile e l'Argentina, è essenzialmente agricola e l'organizzazione del popolo di stampo tribale. Nel secolo scorso, sotto la dittatura di Pinochet, fu varata per i Mapuche una speciale legge antiterrorismo ancora oggi in vigore, che permette carcerazioni preventive nei confronti degli attivisti. Negli ultimi decenni, poi, il Cile continua ad appropriarsi delle terre abitate storicamente dai Mapuche, per rivenderle poi a gruppi multinazionali. Le proteste, come riporta anche Internazionale, hanno portato solo ulteriore repressione da parte di polizia ed esercito. Dal 2000 a oggi sono stati 13 gli attivisti uccisi e i responsabili sempre condannati a pene irrisorie.



I Mapuche ora vivono la visita pastorale di Papa Francesco con un misto di ira e speranza. La scelta di Temuco come sede è stata ritenuta dai rappresentanti del popolo come inappropriata per vari motivi: con l'arrivo del Pontefice sono aumentate le misure repressive e si teme che l'evento possa in qualche modo coprire il conflitto sociale che ancora oggi è forte viste le continue discriminazioni subite dai Mapuche all'interno della società. In queste condizioni, sentir parlare di pace e giustizia sociale è per i leader Mapuche qualcosa di inaccettabile e alcuni di loro hanno anche chiesto a Papa Francesco di riconoscere pubblicamente le responsabilità della Chiesa cattolica per i genocidi avvenuti ai tempi dei 'conquistadores'.


Lunedì 15 Gennaio 2018, 15:10
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