Macron-Salvini, scontro sulla Ue. Il vicepremier attacca sui migranti:
«La Francia ne ha respinti 40mila»

Macron-Salvini, scontro sulla Ue

L'Ue non arretra di un millimetro dalla linea rossa tracciata davanti alle minacce di Roma, e lancia un nuovo altolà: le regole si rispettano e i contributi al bilancio europeo si versano, o scatteranno «penalità». Ma con l'Italia è ormai un muro contro muro: il vicepremier Luigi Di Maio, nell'ennesimo botta e risposta, liquida gli avvertimenti del commissario Ue al bilancio Guenther Oettinger accusandolo di «ipocrisia» e tiene il punto: «La nostra posizione sul veto al bilancio resta». Avvertendo che se l'Italia sarà vittima di un nuovo attacco speculativo, sarà solo per «ragioni politiche».

Sul fronte europeo intanto prende sempre più forma un'inedita geografia di alleanze e linee di faglia, con una contrapposizione sempre più forte tra Roma, che si allinea ai leader euroscettici di Visegrad, e i Paesi fondatori dell'Ue guidati dalla Francia del 'campionè Macron. Attaccato ieri in modo frontale dal vicepremier Matteo Salvini e dal premier ungherese Viktor Orban, il presidente francese accetta la sfida e avverte: «Non cederò niente ai nazionalisti e a quelli che predicano odio. Se hanno voluto vedere nella mia persona il loro principale avversario, hanno ragione». «Tutti gli Stati dell'Ue si sono assunti l'obbligo di pagare i contributi nei tempi stabiliti.

Tutto il resto sarebbe una violazione dei Trattati che comporterebbe penalità», ha ribadito nuovamente Oettinger, che la settimana scorsa aveva già ricordato i paletti delle regole Ue. Ovvero lo scattare di «interessi per ritardi nei pagamenti» del contributo al bilancio Ue - il prossimo atteso per il 3 settembre -, con una mora di almeno il 2,75%; e poi, se diventasse un atteggiamento sistematico, «possibili ulteriori pesanti sanzioni», da infrazioni fino al blocco dei fondi Ue. Perché, aveva ammonito già ieri, le accuse rovesciate su Bruxelles dal governo italiano negli ultimi giorni, dal crollo del ponte Morandi a Genova al caso della Diciotti sino alla cifra «caricatura» dei 20 miliardi pagati al bilancio Ue, sono «inaccettabili».

Il leader dei 5 Stelle però non demorde e continua nel suo mantra anti-Ue, rilanciando lo scontro diretto con il commissario al bilancio. «Le considerazioni di Oettinger sono ancora più ipocrite perché non li avevamo sentiti su tutta la questione della Diciotti e adesso si fanno sentire solo perché hanno capito che non diamo loro più un euro», attacca Di Maio, accusando il politico tedesco di «esternare ogni giorno da quando gli abbiamo detto che non gli diamo i soldi. La nostra posizione sul veto al bilancio resta, se poi nei prossimi giorni vorranno cominciare a riscoprire lo spirito di solidarietà con cui è stata fondata l'Ue allora ne parliamo».

Il dado degli schieramenti in campo, a nove mesi dalle elezioni europee, sembra ormai tratto. «Se dicono che in Francia c'è il nemico del nazionalismo, della politica dell'odio, dell'Europa che deve pagare quello che ci conviene», allora Salvini e Orban «hanno ragione», ha reagito Macron. Ma «il principale avversario di Macron, sondaggi alla mano, è il popolo francese», lo ha sferzato il leader della Lega. Sembra dunque sempre più in atto un processo per cui «si sta strutturando un'opposizione forte fra nazionalisti e progressisti», ha riconosciuto il titolare dell'Eliseo in visita in Danimarca e in Finlandia per saldare alleanze proprio con l'obiettivo di costituire un «arco progressista» in Europa per far fronte ai populisti. L'unione di questi ultimi, dall'Ukip al RN sino alla Lega in un unico gruppo europarlamentare - quello a cui tra l'altro ha cominciato a lavorare anche Steve Bannon, l'ex consigliere del presidente Usa Donald Trump, con il lancio a luglio di 'The Movement' - è infatti la vera sfida all'orizzonte per tutti gli altri partiti tradizionali.

Giovedì 30 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento: 10:11
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1 di 1 commenti presenti
2018-08-30 09:56:58
un paese deve fare il bene dei suoi cittadini, un paese deve fare la volonta dei suoi cittadini, la democrazia invita le decisioni alla maggiornaza ma tutti possono dare il loro parere pro o contro. L' Europa dei sopracitati Macron and company invece vedono una democrazia diversa dove il potere decide contro la volonta' dei cittadini, in questo caso intere nazioni. Il progresso come lo chiamano loro rigurda solo le nazioni che a loro interessano, con le loro chiusure dictat e quant'altro non si fa progresso ma regressione, quella che aime' in Europa si vive da diversi anni o meglio in parte di europa, quella che a loro non interessa come l'italia o la Grecia. la miglior cosa sarebbe o una Europa su 2 livelli divisi ma coesi, o uscirne definitivamente, ma alle nostre condizioni e non alle loro.
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