Julen, i soccorritori accusati: «L'hanno ucciso». L'autopsia smentisce: «Non ci sono tracce di sangue»

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La notizia, qualche giorno fa, aveva suscitato parecchio clamore. Per la morte di Julen Rosellò, il bimbo di due anni caduto in un pozzo a Totalàn (Malaga) il 13 gennaio scorso, erano stati accusati anche i soccorritori. L'ipotesi, però, proveniva da una perizia di parte che sarebbe smentita dai risultati dell'autopsia preliminare svolta sul corpo del piccolo.

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Come Leggo vi aveva spiegato, i legali di David Serrano, il proprietario del terreno ed unico indagato per la morte di Julen, avevano presentato una memoria difensiva in cui veniva suggerito che il decesso del bimbo potesse essere collegato ad un tragico errore durante le prime fasi dei soccorsi. La difesa di David Serrano, compagno della cugina del papà di Julen, aveva sostenuto che la morte di Julen fosse dovuta all'impatto con la testa del piccolo di un piccone, dal peso di otto chilogrammi, utilizzato nelle prime ore successive alla caduta nel pozzo. A sostegno di questa tesi, era stata anche sottolineata la presenza di alcuni capelli di Julen sul piccone.

Le indagini proseguono e occorre aspettare l'autopsia definitiva sul corpo del piccolo Julen. Quella preliminare, come riporta 20minutos.es, smentisce la tesi della difesa: il bimbo sarebbe morto per un trauma cranioencefalico nella parte sinistra della testa e il piccone non presenterebbe tracce di sangue. L'autopsia preliminare ha indicato anche che tracce di terra erano presenti anche nell'esofago e nello stomaco di Julen, e che la morte sarebbe sopraggiunta prima dell'impiego del piccone incriminato durante i soccorsi. Per l'orario preciso del decesso, però, sarà necessario attendere l'autopsia definitiva da parte dell'istituto di medicina legale di Malaga.
 



Ultimo aggiornamento: Mercoledì 6 Marzo 2019, 13:58
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