Bambino nel pozzo, tutte le operazioni per salvare Julen Rossello: cosa ha rallentato i soccorsi
di Silvia Natella

Bambino nel pozzo, tutte le operazioni per salvare Julen Rossello: cosa ha rallentato i soccorsi

Negli ultimi tredici giorni 300 persone hanno lavorato giorno e notte per scavare e tirare fuori il piccolo Julen Rossellò, il bambino spagnolo di due anni caduto in un pozzo a Totalàn, nei dintorni di Malaga.  Il piccolo però non ce l'ha fatta: nella notte i soccorritori hanno raggiunto il corpo e lo hanno ritrovato senza vita. La sua storia ha commosso il mondo intero, ma in molti si chiedono perché le operazioni di salvataggio siano andate così a rilento e abbiano raggiunto l'obiettivo quando ormai era troppo tardi. 

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Le squadre di soccorso hanno lavorato con estrema lentezza per le difficoltà dovute al terreno duro e in alcuni tratti roccioso. Per aggirare il principale degli ostacoli, una spina di terra che ostruiva il pozzo, è stato costruito un tunnel parallelo. Lo scopo era raggiungere in maniera alternativa il punto in cui si trovava il bambino. Come spiega ElPais con l'utilizzo di una grafica esplicativa il pozzo è profondo 110 metri e molto stretto e subito dopo l'incidente è stato chiaro che le squadre di soccorso dovevano scavare.


In una prima fase i vigili del fuoco hanno introdotto una sonda con una telecamera all'interno per avere una visuale della situazione, ma non sono riusciti a procedere oltre i 70 metri a causa di una spina di terra. Il bambino di trovava poco al di sotto: a quella profondità, infatti, sono riusciti a individuare un bicchiere, dolciumi e resti biologici.

Una seconda fase, invece, ha previsto l'intevento di uno scavatore utilizzato per rimuovere la terra e facilitare l'operazione di salvataggio. Si è costruito così un nuovo pozzo di una profondità di sessanta metri per raggiungere il livello -83, ma la durezza di alcuni strati del terreno ha rallentato i lavori. Il passo successivo è stato quello di cementare il pozzo ausiliario con la sabbia per prevenire frane eventuali. Dieci tubi metallici perfettamente sigillati hanno evitato il collasso del tunnel parallelo. Lo spazio tra questi tubi e il pozzo è stato riempito di sabbia per dare una maggiore consistenza. In questa parte sono stati riscontrati problemi perché il diametro era molto stretto, tardando di conseguenza di alcuni giorni l'accesso dei minatori. 
 
 


Per scendere attraverso il pozzo è stata utilizzata una capsula metallica del peso di 300 kg, sollevata e abbassata per mezzo di una gru in grado di trasportare fino a tre minatori, due con carico. In basso è stata posizionata una griglia per filtrare i detriti generati nella fase di discesa verso il fondo. Per unire i due pozzi è stato necessario scavare un tunnel orizzontale del diametro di circa un metro con una leggera inclinazione per favorire la caduta dei detriti. I minatori hanno lavorato a coppie in turni della durata di 40 minuti servendosi anche di quattro esplosioni. Nella notte tra venerdì e sabato, intorno all'una e mezza, l'obiettivo è stato raggiunto: il corpo è stato trovato, ma purtroppo senza vita. Morfologia del terreno a parte, si indaga anche su possibili lungaggini burocratiche e attese per permessi che hanno sollevato numerose polemiche. 
Sabato 26 Gennaio 2019, 10:56
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