Vaccini, Johnson&Johnson a Ue: «Forniremo 200 milioni di dosi entro 2021, al lavoro per accelerare produzione»

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Johnson&Johnson, in mattinata, ha comunicato all'Unione Europea di avere problemi di approvvigionamento che potrebbero complicare i piani per fornire 55 milioni di dosi del suo vaccino contro il coronavirus nel secondo trimestre dell'anno. Lo hanno riferito fonti Ue all'agenzia Reuters. Il vaccino di Johnson&Johnson (il cui nome è Janssen) dovrebbe essere approvato giovedì dall'Ema.

 

Poi, in serata, la precisazione dell'azienda. «In linea con gli accordi stabiliti con la Commissione europea, Johnson & Johnson conferma l'impegno a fornire 200 milioni di dosi del candidato vaccino Janssen COVID-19 entro il 2021, a partire dal secondo trimestre». Lo comunica l'azienda, sottolineando che Johnson & Johnson «si impegna a rendere disponibile il suo vaccino COVID-19 senza scopo di lucro per l'uso emergenziale».

«Stiamo lavorando con i nostri partner, autorità regolatorie e governi per accelerare tutte le fasi del processo di produzione dei vaccini e per attivare i nostri siti di produzione non appena lo consentano le approvazioni delle autorità sanitarie. I nostri attuali piani di produzione ci consentono di raggiungere un tasso di un miliardo di dosi all'anno entro la fine del 2021». Lo afferma l'azienda Johnson & Johnson.

Il colloquio di Giorgetti

Il ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha avuto oggi un colloquio telefonico con il Commissario Europeo Thierry Breton, sul tema della strategia europea sulla produzione dei vaccini anti-Covid. La telefonata segue l'incontro che Giorgetti e Breton hanno avuto a Roma giovedì scorso. Il Commissario Breton che è a capo della Task Force europea sui vaccini ha confermato gli impegni sui livelli di produzione europea dei vaccini e sulle aspettative di forte crescita nei prossimi mesi che consentirà di vaccinare la gran parte della popolazione europea. Giorgetti, si legge nella nota del Mise, «ha confermato la disponibilità delle aziende italiane a essere attivamente inserite nel ciclo di produzione dei vaccini già approvati dall'Ema e dall'Aifa».

 

L'Italia punta su 26 milioni di dosi J&J

Su Johnson&Johnson punta molto anche l'Italia: si tratta del primo vaccino monodose, nonché conservabile a temperatura di frigo. Caratteristiche che lo rendono il miglior strumento per accelerare la campagna vaccinale, primo obiettivo del governo di Mario Draghi. Il ministro della Salute Speranza ieri ha annunciato che l'esecutivo punta a vaccinare tutti gli italiani (almeno con una prima dose) entro la fine dell'estate. Un traguardo ambizioso che la doccia fredda di Johnson&Johnson rischia di rendere molto difficile da raggiungere. Sono 26 milioni le dosi di siero della casa americana promesse al nostro Paese. 

Breton: campagna vaccinale non è a rischio

L'ok dell'Ema a Johnson&Johnson, vaccino già approvato dalla Food and drug administration americana, è praticamente certo. «Ho la sensazione che l'Ema darà il via libera al vaccino Johnson&Johnson nei prossimi giorni o nelle prossime ore», ha detto il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton. «È una buona notizia perché avremo quattro vaccini a disposizione», ha aggiunto. Gli altri tre sono Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

«Se un'azienda ha un problema» di produzione «non significa che l'intero programma» vaccinale «è in pericolo», ha detto poi Breton rispondendo a una domanda sui possibili ritardi di produzione del vaccino Johnson&Johnson. «Non sono preoccupato sul target» di produzione «che abbiamo per il secondo trimestre. Sappiamo che qualcuno farà meglio e qualcuno sarà in ritardo, ma mi impegnerò personalmente in modo ufficiale con Johnson&Johnson dopo l'approvazione dell'Ema. L'Ue ha molte vie a disposizione se qualcosa va male».

«Nel nostro Continente stiamo raddoppiando la quantità di dosi da inviare agli Stati membri da quando abbiamo iniziato la campagna vaccinale, due mesi fa, e sono fiducioso che ce la faremo, anche se è difficile», ha aggiunto. Le dosi inviate ai Paesi Ue, ha precisato, «sono state 14 milioni a gennaio, 20 milioni a febbraio e saranno oltre 55 milioni a marzo».

La produzione "in casa"

L'Unione europea, insieme agli Usa, «diventerà nei prossimi mesi il principale produttore di vaccini nel mondo», ha assicurato oggi il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, intervenendo sulla questione dei ritardi nelle vaccinazioni all'interno della Ue. A questo scopo, «la nostra partnership strategica con gli Stati Uniti, che stiamo al momento rilanciando con la loro nuova amministrazione, sarà cruciale nella lotta contro la pandemia». 

Da Michel arriva anche l'invito a non lasciarsi «ingannare dalla Cina e dalla Russia, regimi con valori meno desiderabili dei nostri, che organizzano operazioni molto limitate ma ampiamente pubblicizzate per fornire vaccini ad altri». «Secondo i dati disponibili, questi Paesi hanno somministrato la metà delle dosi per 100 abitanti rispetto all'Unione europea. E l'Europa non utilizzerà i vaccini per scopi di propaganda. Promuoviamo i nostri valori».

Caso AstraZeneca, l'Australia protesta

Intanto proseguono le polemiche sul vaccino AstraZeneca dopo che il governo italiano, con l'avallo della Ue, ha bloccato l'esportazione verso l'Australia di 250 mila dosi infialate ad Anagni. Finché AstraZeneca non rispetterà le consegne previste dai contratti (al momento la Ue ha ricevuto meno del 10% delle dosi promesse dall'azienda farmaceutica anglo-svedese) l'Unione europea continuerà a bloccarne l'export.

Punta i piedi l'Australia: Melbourne intende contribuire a formare una «coalizione di paesi» per premere sulla Ue e assicurare di ricevere le forniture ordinate di vaccini contro il Covid-19. Il ministro del Commercio Dan Tehan ha espresso «enorme disappunto» per la decisione dell'Italia, presa con il sostegno della Commissione Europea, di bloccare l'esportazione verso l'Australia di 250 mila dosi del vaccino AstraZeneca, dicendosi preoccupato per la possibilità di un nuovo blocco. Tehan ha descritto la decisione come «protezionismo dei vaccini», aggiungendo di voler collaborare con paesi con posizioni analoghe, inclusi Canada, Giappone, Norvegia e Nuova Zelanda, per premere come gruppo sui funzionari a Bruxelles. «Sperabilmente cambieranno atteggiamento. Più potremo esercitare pressione su di loro, più si renderanno conto che ciò che fanno è sbagliato», ha dichiarato all'emittente nazionale Abc, aggiungendo di poter invitare nella coalizione Papua Nuova Guinea e alcune nazioni del Pacifico e del Sud Est asiatico.

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Ultimo aggiornamento: Martedì 9 Marzo 2021, 21:24
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