Iran, impiccato Mohsen Shekari: manifestante di 23 anni. La polizia spara ai genitali delle donne. Meloni: «Governo indignato»

Le proteste guidate dalle donne si sono estese a 160 città in tutte le 31 province iraniane

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di Redazione web

In Iran è stata eseguita la prima condanna a morte di un manifestante dopo le proteste: impiccato Mohsen Shekari, aveva 23 anni. L'Iran ha annunciato di aver giustiziato il primo prigioniero ufficialmente condannato per un presunto crimine in seguito alle proteste organizzate nel Paese dopo la morte della giovane donna curda Mahsa Amini, che si trovava in custodia della polizia iraniana per non avere indossato correttamente il suo hijab.

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Impiccato Mohsen Shekari

Il prigioniero, Mohsen Shekari, è stato condannato per aver ferito «intenzionalmente» una guardia di sicurezza con un lungo coltello e bloccato una strada nella capitale, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Tasnim, ed è stato impiccato questa mattina.

Rigettato il ricorso

Le autorità iraniane hanno rigettato il ricorso dell'avvocato del prigioniero, ritenendo che «non sia né valido né giustificato», in quanto ritengono che si sia reso colpevole di «crimini di guerra» bloccando la strada, minacciando con le armi e affrontando gli agenti. La Corte Suprema dell' Iran - che ritiene che le azioni del manifestante siano state un «esempio di ipocrisia» - ha approvato la sentenza stamattina e le ha dato esecuzione. I magistrati si basano su presunte dichiarazioni di testimoni dell'accaduto, i quali avrebbero assicurato che i presenti erano molto spaventati dalla presenza del manifestante armato. Il portavoce del Dipartimento di Giustizia, Masoud Setayeshi, ha spiegato che per lo stesso reato altre undici persone, tra cui tre minorenni, sono state condannate a «lunghe pene detentive», secondo l'agenzia Isna.

Undici condannati a morte

La magistratura iraniana ha finora annunciato che 11 persone sono state condannate a morte per le proteste iniziate a metà settembre dopo la morte mentre era sotto la custodia della polizia morale di Mahsa Amini, arrestata per aver indossato il suo hijab «impropriamente».

Le proteste guidate dalle donne si sono estese a 160 città in tutte le 31 province del Paese e sono viste come una delle sfide più serie per la Repubblica islamica dalla rivoluzione del 1979. I leader iraniani le hanno descritte come «rivolte» istigate dai nemici stranieri del Paese e hanno ordinato alle forze di sicurezza di «affrontarle con decisione».

Finora, almeno 475 manifestanti sono stati uccisi e 18.240 sono stati arrestati, secondo l'agenzia di stampa degli attivisti per i diritti umani Hrana che ha anche riferito la morte di 61 membri del personale di sicurezza.

 

 

La polizia spara al volto, al seno e ai genitali delle donne

Le proteste, in corso da settembre, sono continuate anche oggi, seppure in poche città, ma si erano invece intensificate nei giorni scorsi trovando ancora una dura reazione da parte delle forze di sicurezza. Gli agenti reprimono le manifestazioni anche sparando da distanza ravvicinata alle donne e colpendole al volto, agli occhi, al seno e ai genitali. Lo hanno denunciato al Guardian medici iraniani di varie città del Paese che trattano i feriti in segreto per evitare l'arresto: raccontano di essere ormai traumatizzati dai corpi delle donne che vedono arrivare. Mentre il governo mantiene una linea durissima rispetto alle proteste, la condanna a morte inflitta oggi ha attirato aspre critiche da Stati Uniti ed Europa, inclusa l'Italia. «È un punto di non ritorno», ha avvertito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, assicurando che «continueremo in ogni sede, con le nostre pressioni diplomatiche, a difendere la libertà e i diritti umani violati da Teheran». Dure condanne sono arrivate anche dalla Francia, dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Per Washington si è trattato di «una escalation sinistra dei tentativi del regime per eliminare tutte le critiche e reprimere le manifestazioni», di cui gli Usa «chiederanno conto al regime». Teheran ha replicato con un contrattacco. «Nel contrastare le rivolte, l'Iran ha mostrato la massima moderazione e, a differenza di molti regimi occidentali che diffamano e reprimono violentemente anche i manifestanti pacifici, l'Iran ha impiegato metodi antisommossa proporzionati e standard. Lo stesso vale per il processo giudiziario: moderazione e proporzionalità», ha affermato il ministero degli Esteri, respingendo «l'ipocrita paternale» da parte dell'Occidente. 

Meloni: «Indigna la condanna a morte del manifestante»

«Il governo italiano è indignato di fronte alla condanna a morte di Moshen Shekari, giovane che si era unito alle manifestazioni per la libertà in Iran. Questa inaccettabile repressione da parte delle autorità iraniane non può lasciare indifferente la comunità internazionale, e non potrà fermare la richiesta di vita e libertà che viene dalle donne e dai giovani iraniani». Lo afferma in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 Dicembre 2022, 21:49
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