Ue alla guerra del gas contro la Russia: tagli del 15% ai consumi, sì a carbone e aiuti di Stato

Ue alla guerra del gas contro la Russia: tagli del 15% ai consumi, sì a carbone e aiuti di Stato

di Mario Landi

L’Europa entra nella guerra del gas contro Mosca. «Sul gas la Russia ci ricatta, saremo preparati». Le parole di Ursula von der Leyen spiegano il senso del pacchetto “Salviamo l’inverno”, presentato dalla Commissione. Il piano varato da Palazzo Berlaymont prevede un sacrificio per i paesi europei: un taglio del 15% al consumo di gas da parte degli Stati membri entro il 31 marzo del 2023. Il taglio è volontario ma, nel caso in cui l’Ue entri in una fase di «allerta», diventa obbligatorio. Sarà la Commissione, su richiesta di almeno tre Paesi membri, a chiamare l’allerta generale. Nel testo sono indicati i settori industriali che andrebbero tutelati e si chiede ai governi europei di mettere in campo campagne di sensibilizzazione per ridurre il riscaldamento e il raffreddamento nelle proprie case.

Carbone e diesel per l'energia


Nessun obbligo è previsto per le famiglie dell’Ue ma il piano invita gli esecutivi a rendere vincolante il risparmio su condizionatori e termostati in uffici e locali pubblici. Tra le raccomandazioni ne emerge una sulla quale le associazioni ambientaliste sono già pronte alla trincea: quella di reintrodurre temporaneamente carbone e diesel nel mix energetico nazionale per sostituire il gas, consentendo anche aiuti di stato per l’energia. Anche il price cap, pilastro della strategia italiana, viene citato, seppur in maniera generica.

La situazione in Italia


L’Italia è tra i Paesi che ha lavorato sul risparmio del gas già in passato: traducendo la riduzione in termini assoluti in percentuali, secondo le primissime stime, il taglio dovrebbe essere dell’11% circa. «In pochi mesi, abbiamo ridotto le nostre importazioni di gas russo dal 40 per cento a meno del 25 per cento del totale e intendiamo azzerarle entro un anno e mezzo», ha detto ieri il premier Draghi in Senato.
Per approvare il piano, non serve il via libera dell’Eurocamera, ma quello a maggioranza qualificata del Consiglio Ue. E l’intesa, nonostante non sia necessaria l’unanimità, non è scontata. La Spagna si è già detta contraria. Gli industriali europei hanno parlato di «effetti disastrosi» sul mercato. E la Conferenza Ue dei sindacati ha chiesto, parallelamente, l’attivazione del fondo Sure. Il piano è arrivato alla vigilia di quel 21 luglio che dovrebbe segnare la ripresa dei flussi dal Nord Stream 1.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Luglio 2022, 07:15
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