Elezioni in Francia, flop Le Pen, Macron giù. E la destra gollista punta a riconquistare l’Eliseo

Elezioni in Francia, flop Le Pen, Macron giù. E la destra gollista punta a riconquistare l’Eliseo

La carta di Francia torna ai colori del vecchio mondo, metà rosa-gauche metà azzurro-destra. Il secondo turno delle elezioni regionali lascia inalterate le divisioni del 2015: sono riconfermati tutti i presidenti di regione, da una parte i socialisti (diventati più verdi) dall’altra la destra neogollista; inesistente il partito di Emmanuel Macron En marche (nel 2015 non era stato creato, questa volta è stato praticamente ignorato dagli elettori); il Front National, diventato nel frattempo Rassemblement National, ma sempre guidato da Marine Le Pen, fallisce, non conquista nessuna regione, ed è sconfitto anche dove era inizialmente favorito, nel Sud, in Provenza-Costa Azzurra, dove ha tenuto il Fronte Repubblicano per arginare l’estrema destra.

Confermato anche il profondo disinteresse dei francesi per queste elezioni: l’astensione, che al primo turno aveva registrato il record storico del 66,7 per cento, resta altissima, intorno al 65%. Ultimo test elettorale prima delle presidenziali del prossimo aprile, i primi discorsi ieri, pochi minuti dopo la chiusura dei seggi, hanno subito dato il via alla corsa per l’Eliseo. A destra, Xavier Bertrand, rieletto con un confortevole 53% nelle Hauts-de-France, ha parlato da candidato alla presidenza del Paese più che da presidente di regione: «Sono pronto ad andare incontro a tutti i francesi» ha detto. 

 

Elezioni regionali: resistono i socialisti

 

Se la destra esce rafforzata dalle elezioni di ieri, dovrà ora vedersela con almeno tre forti pretendenti: oltre a Bertrand, Laurent Wauquiez, riconfermato con il 55% in Auvergne («manterrò la rotta») e Valérie Pecresse, riconfermata nella regione di Parigi, l’Ile de France, con circa il 44% («questa vittoria è bella, prenderò tutte le mie responsabilità»). A sinistra, i socialisti mantengono i loro bastioni, alleati o meno con i verdi o con i radicali della France Insoumise (l’antica gauche plurielle dei tempi di Jospin non sembra per ora rinascere dalle sue ceneri). 
Grossa delusione (annunciata dal primo turno) per Marine Le Pen: Mariani, il suo candidato in Provenza, resta inchiodato al 43%, sconfitto nettamente dal candidato dei Républicains Muselier che ha ottenuto un perentorio 57% (i sondaggi li davano 50-50): in caso di bisogno, il fronte repubblicano tiene ancora. Il candidato socialista, arrivato terzo al primo turno, si era ritirato per convogliare il massimo dei voti sull’avversario di destra, in grado di battere l’estrema destra.

Secondo i primi calcoli, il 50% degli elettori di sinistra sono andati alle rune per votare a destra e sbarrare la strada ai nazionalisti. Di «alleanze contro natura» ha parlato Marine Le Pen, che ha preso la parola tra i primi ieri, per smentire chiunque pensi (e non mancheranno nemmeno in casa sua) che la sconfitta regionale possa aver fiaccato le sue ambizioni presidenziali e l’intenzione di ri-sfidare in duello Macron: «Il disinteresse dei francesi per queste elezioni amministrative dimostra che le presidenziali sono più che mai le elezioni che consentono di poter cambiare la politica. Dò appuntamento a tutti fin da domani». 
Dovrà muoversi presto anche Macron. Se la sconfitta di En Marche (partito privo di radici nel territorio) era prevedibile, il brutto risultato ottenuto anche da alcuni ministri che figuravano sulla lista in Hauts de France imporrà al presidente qualche mossa. Secondo molti almeno un piccolo rimpasto di governo appare inevitabile prima della festa nazionale del 14 luglio. 


 

 

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 29 Giugno 2021, 10:40
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