Coronavirus, studentessa italiana in Cina: «Io, costretta alla quarantena a Wuhan»

di Alessia Strinati
Petra Vidali, studentessa 23enne di Venezia, è una degli italiani di Wuhan. Si è trasferita nella città-focolaio del coronavirus per frequentare un master di International trade presso la Huazhong University of Science and Technology. Ha raccontato di una metrolpoli semideserta, di misure di sicurezza drastiche. Ma la paura, almeno per lei, non è così tangibile.
Come si vive nel cuore delle città isolate dalla quarantena?
«Il governo ci tiene aggiornati costantemente sul numero di persone colpite dal virus, sui morti e sui casi di contagio».
Come sono cambiate le vostre abitudini?
«Non ci sono molte differenze, se non che adesso quasi tutti cucinano nelle proprie case e non andiamo a mangiare più fuori. Alcuni studenti però approfittano di mense che sono state disinfettate e distribuiscono cibo controllato. Visto che stiamo in un periodo di vacanze, non abbiamo lezioni e per l'assenza di mezzi preferiamo stare a casa. Chi con amici, chi in famiglia».
Ha pensato di tornare in Italia?
«Sarei dovuta rientrare in Italia a febbraio ma non sappiamo se sarà possibile».
I parenti in Italia sono spaventati? Vorrebbero che tornassi?
«Sì, manco alla mia famiglia e sono spaventati, però parlo con loro tutti i giorni e spiego che sto bene e quello che sta succedendo».
Spaventata dal virus?
«È una situazione nella quale non mi sono mai trovata e non bisogna prenderla sotto gamba. Ogni persona reagisce in maniera differente: ci sono quelli più preoccupati, io preferisco essere ottimista. Sono preoccupata sì, ma tranquilla, perché vedo che si stanno prendendo le misure necessarie per superare questa crisi».
Gli altri studenti che vivono nello stesso college hanno paura?
«È naturale che le persone si preoccupino però nei vari gruppi studenteschi ci teniamo aggiornati in modo da stare più tranquilli possibile».
Gli abitanti della città come si comportano? Temono l'epidemia?
«Non credo, almeno le persone che conosco. Tutti però stanno prendendo più precauzioni possibili».
C'è chi parla anche di violazione dei diritti umani legati a questa quarantena...
«Mah, non ci sono violazioni di diritti. Sono protocolli di salute che il governo cinese ha adottato per evitare la propagazione della malattia».
Quali misure di sicurezza e prevenzione sono state prese, allora?
«Si mettono le mascherine ogni volta che si esce di casa, si lavano sempre le mani con alcol gel, ci si misura la temperatura corporea ed è stata chiusa praticamente tutta la città. Non esistono più luoghi affollati, anche se si continua a fare la spesa al supermercato, ad esempio».
L'ammissione pubblica sulla pericolosità del virus da parte di Xi Jiping non rende questa vicenda ancora più temibile?
«La priorità del governo è quella di contenere il virus. Chiudere una città è un sacrificio enorme per l'economia di un paese e il presidente Xi Jiping ha ordinato la chiusura di molte città della provincia dell'Hubei, quindi si prende con la giusta serietà una crisi di questa misura».

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 27 Gennaio 2020, 08:22
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