Condannato per omicidio, sconta 19 anni di carcere. Ma la sua 'vittima' era viva

Condannato per omicidio, sconta 19 anni di carcere. Ma la sua 'vittima' era viva

Un caso di giustizia decisamente paradossale, quella di un uomo che si trova in carcere dal 2000 dopo essere stato giudicato colpevole di omicidio, anche se la sua presunta vittima, in realtà, è ancora viva. La clamorosa notizia arriva dal Messico, dove Manuel German Ramirez Valdovinos si appresta a compiere 19 anni da detenuto.



Come riporta SDP Noticias, l'uomo, il 26 maggio del 2000, era stato vittima di un arresto violento da parte della polizia: aggredito, colpito ripetutamente e caricato con forza da alcuni poliziotti in borghese su un'auto privata e con i vetri oscurati. L'arresto, avvenuto nella zona di Acolman, nel Messico orientale, aveva preceduto una serie di torture sull'uomo, accusato di omicidio ma apparentemente senza prove né testimonianze.

Al termine del processo penale a suo carico, Manuel Ramirez era stato riconosciuto colpevole di omicidio dai giudici, che lo avevano condannato a 40 anni di carcere. Eppure, stando ai legali dell'uomo, la presunta vittima sarebbe ancora in vita: il cadavere su cui si sono basate le indagini, infatti, corrisponderebbe ad un'altra persona, più bassa di qualche centimetro, con la pelle più scura e con segni particolari, nei e cicatrici, completamente differenti.

Itzel del Carmen, la moglie di Manuel Ramirez, ha denunciato: «Non si può chiamare giustizia quella in cui le prove vengono fabbricate artificiosamente. Il Messico non è più uno stato di diritto, mio marito è detenuto da 19 anni per un delitto che non ha mai commesso e gli hanno estorto una confessione torturandolo». La denuncia della moglie arriva a quasi quattro anni di distanza da un lungo e disperato appello di Manuel Ramirez, che chiedeva all'allora presidente messicano, Enrique Pena Nieto, di essere scarcerato.
Sabato 23 Febbraio 2019, 14:39
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