La Cina lancia 11 missili verso Taiwan, alcuni finiscono in territorio giapponese

La Cina lancia 11 missili verso Taiwan, alcuni finiscono in territorio giapponese

Venti di guerra su Taiwan. Ieri mattina la Cina ha lanciato 11 missili balistici Dongfeng (DF) nelle acque intorno all’isola, nell’ambito delle esercitazioni militari avviate in risposta alla visita sull’isola della speaker della Camera americana, Nancy Pelosi. A darne l’annuncio è stato il ministero della Difesa di Taipei, che ha precisato come sull’isola siano stati «attivati i relativi sistemi di Difesa».
«Tutti i missili hanno colpito il bersaglio con precisione», ha annunciato il Comando orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese. Alcuni dei missili sono caduti intorno alle isolette di Matsu, controllate dai taiwanesi ma a una decina di miglia nautiche dalla costa continentale cinese. Altri 4 missili, caduti poi nelle acque territoriali giapponesi, hanno sorvolato il cielo di Taiwan, ha rivelato il ministero della Difesa di Tokyo, secondo il quale sono 5 i missili finiti nella zona economica esclusiva del Giappone. Tokyo ha chiesto alla Cina di «fermare immediatamente» le esercitazioni militari intorno a Taiwan. «È un problema grave che riguarda la sicurezza nazionale del Paese e la sicurezza della popolazione», ha tuonato il ministro della Difesa nipponico, Nobuo Kishi. Mentre da Phnom Penh, in Cambogia, dove si trova per partecipare al vertice dell’Asean, il segretario di Stato americano, Antony Blinken ha ribadito che «gli Stati Uniti si oppongono a qualsiasi sforzo unilaterale per cambiare lo status quo di Taiwan, soprattutto con la forza».

Proprio l’intromissione degli Stati Uniti nelle delicate dinamiche Cina-Taiwan ha scatenato la reazione di Pechino, che definisce «folle, irresponsabile e irrazionale» la visita di Pelosi nell’isola che considera una «provincia ribelle», destinata a «tornare all’abbraccio della madrepatria», secondo le parole del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, anch’egli ospite del vertice cambogiano. Pechino ha anche convocato gli ambasciatori dei Paesi del G7, inclusa l’Italia, e dell’Ue per «esprimere il più completo disappunto» sul comunicato firmato mercoledì dai ministri degli Esteri contenente una forte critica sulle esercitazioni militari lanciate dalla Cina intorno all’isola.
Intanto però Pechino non si ferma. Un totale di 22 caccia cinesi ha brevemente superato la linea mediana informale che divide lo Stretto di Taiwan. E le manovre militari dovrebbero proseguire fino al 7 agosto.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 5 Agosto 2022, 06:20
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