Ciclista estremo bloccato tra i ghiacci della Siberia a -50°C, salvato in extremis mentre montava la tenda

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di Enrico Chillè
Un turista di 48 anni, di professione bidello di una scuola ma grande appassionato di sport estremi, ha rischiato di morire congelato, tra i ghiacci della Siberia, durante un itinerario in bicicletta, ad una temperatura esterna di -50°C. José Andrés Abiàn, spagnolo di Saragozza, aveva deciso di tentare un'impresa davvero proibitiva: percorrere, in bici e nel bel mezzo del rigido inverno siberiano, un itinerario di oltre quattromila chilometri, passando le notti in tenda.

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José Andrés, che da 20 anni pratica sport estremi negli angoli più remoti del mondo, aveva evidentemente sottovalutato il rischio di avventurarsi nel gelo della Siberia in solitaria. Il viaggio era iniziato due settimane fa, dalla città di Magadan, e fino a venerdì scorso l'uomo aveva percorso poco più di 500 chilometri. Una distanza relativamente breve, anche se va considerato che le ore di luce durante la giornata sono davvero poche e José Andrés era costretto a fermarsi, pernottando in tenda.


Il percorso pianificato dall'uomo (Google Maps)

Anche per questo motivo, l'uomo, venerdì scorso, aveva deciso di fermarsi intorno alle tre del pomeriggio e montare la tenda: per farlo più rapidamente, José Andrés aveva deciso di sfilarsi uno dei guanti a manopola che indossava, col risultato di vedersi congelare la mano in meno di cinque minuti. Durante quella lunga attesa al gelo, anche le gambe si stavano congelando e José Andrés stava iniziando ad accusare una grave ipotermia, ma per sua fortuna sono intervenuti tre giovani in auto, che lo avevano visto procedere in mezzo al gelo e non erano riusciti a dissuaderlo a causa della barriera linguistica. Temendo che quell'uomo potesse essere in pericolo, avevano deciso di mettersi sulle sue tracce, trovandolo bloccato mentre si trovava all'interno della tenda.



Nel video, registrato da una dashcam di bordo, si vedono i ragazzi (Vaja Chemurziev, Musa Mutsolgov e Aslan Jabriev) aprire la tenda e soccorrere José Andrés, caricandolo in auto e portandolo in ospedale. I medici hanno escluso conseguenze più gravi e l'uomo ha raccontato la propria disavventura a El Mundo: «Non c'è il rischio di perdere le dita della mano, anche se sono ancora nere. Ora sto meglio, ho intenzione di riprovarci l'anno prossimo. Ero perfettamente equipaggiato per riuscire in quest'impresa». I tre giovani che gli hanno salvato la vita, che riceveranno anche un premio per averlo soccorso, continuano però a chiedersi: «Bisogna essere pazzi per fare una cosa del genere, probabilmente quell'uomo non aveva un'idea molto precisa sugli effetti delle gelate nella regione del Kolyma».



José Andrés, che da oltre vent'anni percorre in bici i luoghi più remoti del pianeta (tra le sue tappe troviamo Pakistan, Iraq, Iran, Nepal, India, Mongolia, Giordania e Libano), aveva deciso di spingersi oltre e sfidare anche le temperature più estreme. Possiede un blog, Ciclochao, ed è stato anche premiato più volte da alcune associazioni di sport estremi. Oggi tornerà a casa, atterrando nel primo pomeriggio a Madrid, dove sarà ricoverato in ospedale per un recupero completo. La brutta disavventura, però, non frenerà la sua passione: «Diciamo che me la sono un po' cercata sfilandomi il guanto, ma continuo a pensare che dal divano di casa non si può combinare nulla».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Dicembre 2018, 13:47
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