Bimba di quattro anni violentata e uccisa, condannati la mamma e il patrigno
di Enrico Chillè

Bimba di quattro anni violentata e uccisa, condannati la mamma e il patrigno

L'hanno ribattezzata "calzini rossi", ma non per proteggere la sua identità. Una bimba di quattro anni, violentata e uccisa dalla mamma e dal patrigno, non aveva neanche un nome ufficiale, dal momento che alla nascita non era stata neanche registrata all'anagrafe.

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È una storia agghiacciante, quella che ha commosso e indignato non solo il Messico, ma tutto il mondo. Era il 18 marzo del 2017 quando la piccola, 'colpevole' di aver fatto la pipì a letto, era stata violentata e picchiata a morte dalla mamma, Yadira Medica, e dal compagno della donna, Pablo Rodriguez. L'inquietante episodio era avvenuto nella città di Nezahualcòyotl e, dopo la morte della bambina, la coppia aveva deciso di disfarsi del corpo, nascondendolo in un'area boschiva fuori città. A scoprire il cadavere della bambina era stato un contadino, la cui attenzione era stata richiamata proprio dai calzini rossi indossati dalla piccola.

Dopo le prime procedure di identificazione, i magistrati avevano dovuto iscrivere la piccola nel registro civile dopo la morte. Nessuno, infatti, aveva reclamato il corpo della bimba, che fu sepolta col nome di Angelita e poi iscritta all'anagrafe come Guadalupe. Alcuni attivisti, però, si erano decisi a dare un'identità e la giustizia alla piccola vittima, e fu così che alcuni parenti ne avevano rivelato l'identità, permettendo così alla polizia di risalire alla madre e al patrigno. Lo riporta il quotidiano messicano El Universal.

Le prime indagini avevano permesso di ricostruire la dinamica della morte della bimba, poi si scoprì che le violenze erano all'ordine del giorno, e non solo sulla piccola. Il patrigno, infatti, aveva stuprato anche la sorella maggiore della bimba, un'adolescente di 14 anni. Già noto alle forze dell'ordine per alcuni precedenti penali, l'uomo è stato condannato, insieme alla mamma della bimba uccisa, ad un totale di 88 anni di carcere, oltre al pagamento di un risarcimento per gli altri tre figli della donna, in modo da consentire una istruzione adeguata.
Lunedì 9 Settembre 2019, 22:07
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