Governo, Draghi accelera sui dossier per sminare le pretese leghiste

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Draghi, via sui dossier per sminare le pretese leghiste

di Marco Conti

E adesso chiedono tutti un incontro a Draghi «per siglare un patto per i cittadini, in cui individuare le priorità», come la racconta Giuseppe Conte, o perché «serve un governo compatto», come spiega Salvini. Le ricadute delle disastrose giornate di trattative rischiano ora di finire su Palazzo Chigi.

 

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I due schieramenti che ancora compongono uno sbrindellato bipolarismo escono dalla “partita” lacerati e già ieri era evidente il tentativo di Lega e M5S di nascondere le tensioni interne, scaricando contraddizioni e ansie di rivincita, sull’esecutivo.

 

I FRONTI

Anche se nessuno si azzarda a proporre ufficialmente rimpasti di governo, è complicato però pensare che il presidente del Consiglio apra all’idea di siglare un “nuovo patto” o di applicare “un nuovo metodo”. La telefonata partita da palazzo Chigi per frenare le intenzioni del ministro leghista, sono un segno inequivocabile. Ma le scorie della settimana che volge al termine dovranno essere eliminate quanto prima anche perché nei giorni di votazioni e scontri, soprattutto i ministri più politici hanno militato su fronti opposti anche quando l’oggetto della contesa era il candidato-Draghi. L’emergenza sanitaria e quella economica sono i due capisaldi dell’azione di governo che comprendono l’attuazione del Pnrr e il pacchetto di riforme che si porta dietro e che dovrà proseguire sino al 2026. Il doppio consiglio dei ministri che si terrà in settimana segnala la voglia del premier di accelerare dopo una settimana trascorsa nell’attesa della fumata bianca. I timori degli investitori sui possibili ritardi che avrebbe avuto l’attuazione del Recovery plan qualora il Paese fosse precipitato ad elezioni anticipate, sono stati ieri fugati e ciò dovrebbe spingere l’azione del governo anche se, per dirla con Romano Prodi «la Lega si “imbertinotterà” e aumenterà le pretese».

 

 

 

La previsione che l’ex presidente del Consiglio fa su Sky, ricordando la sua esperienza da primo ministro con «le pretese» di Bertinotti, si ritrova nelle parole pronunciate ieri dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti che da mesi soffre le insofferenze del suo leader nei confronti del governo più di quelle degli altri partiti. E’ complicato però per Salvini la via d’uscita dall’esecutivo dopo aver deluso con la sua strategia tutti i governatori del Nord che rappresentano il serbatoio elettorale del Carroccio. Svanita sia l’idea di entrare al governo, sia quella del rimpasto, per Giorgetti si annunciano mesi complicati soprattutto in vista delle elezioni amministrative di primavera e delle politiche del prossimo anno. Draghi vuole però spingere al massimo la macchina del governo perché un utilizzo efficace del Recovery Fund rafforzerebbe il ruolo dell’Italia nel dibattito sulla riforma delle regole di bilancio europee che si aprirà dopo le elezioni francesi.

 

 

Nell’opera di contenimento delle tensioni interne ai partiti, e nel mantenere la situazione generale sotto controllo, Draghi avrà ancora una volta al suo fianco Mattarella che ieri ha assecondato le richieste dei gruppi parlamentari di rielezione nel nome della stabilità. «L’anno di appuntamenti elettorali», sottolineato dal ministro Giorgetti, non turba Draghi che domani rientrerà a Roma per riaprire il dossier Covid, ma a seguire dovrà occuparsi dei costi dell’energia, delle concessioni balneari, delle pensioni e dell’implementazione della riforma fiscale. Sullo sfondo, e non solo, la crisi tra Occidente e Russia sull’Ucraina che agita le cancellerie per il possibile pacchetto di sanzioni che potrebbero colpire Mosca e innescare reazioni. Sullo sfondo però già spicca la riforma della legge elettorale che soprattutto la componente centrista del Parlamento invoca a gran voce, rilanciata ieri anche dal segretario del Pd Enrico Letta e che per Salvini «non è una priorità». E’ intenzione della galassia centrista avviare la riforma per iniziativa parlamentare visto che non è nel programma di governo, ma tutte le ultime leggi elettorali sono passate con il voto di fiducia. Draghi intende voltare pagina dopo le giornate di tensioni che si sono scaricate su palazzo Chigi. «Subito al lavoro, nessuno alimenti giochini, tensioni e divisioni» ammonisce il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che teme ci sia la voglia di riportare indietro le lancette ad un anno fa quando l’allora governo Conte era imballato. Il timore che si voglia ingessare il governo è forte e Draghi ne è consapevole. 

 

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 30 Gennaio 2022, 01:04
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