Reddito di cittadinanza, a Sud verso il derby M5s-Pd. Ecco le posizioni dei partiti sul sussidio

Sensi (dem): «La misura va difesa, ma insieme ad altre soluzioni»

Video

di Fausto Caruso

«Giuseppe Conte usa reddito e attacchi personali per non rispondere a una domanda: perché hai chiuso l’unità di missione “Italia Sicura”?». Parla della recente tragedia dell’alluvione nelle Marche Matteo Renzi in un video diffuso sui propri social, ma chiama ancora in causa il tema su cui si era scontrato con l’avversario nei giorni scorsi. «Conte al Sud fa voto di scambio col reddito di cittadinanza», aveva accusato il leader di Italia Viva, «Renzi venga qui senza scorta a dire che vuole toglierlo», aveva risposto il leader pentastellato. Al di là delle polemiche, sulla misura si sta giocando il rush finale della campagna elettorale e non è un caso che molti leader di partito in questi ultimi giorni stiano facendo un passaggio nel Mezzogiorno, dove le posizioni in merito potrebbero risultare decisive.

Tra difensori e contrari

A rimettere insieme i fili della vicenda sembra di trovarsi in un romanzo, in cui tutti i personaggi giocano un ruolo ben definito. Giuseppe Conte nelle ultime settimane pare essersi calato a pieno nelle vesti di “Avvocato del Popolo”: accolto da bagni di folla nelle tappe meridionali del suo tour elettorale, difende a spada tratta la misura simbolo del suo primo governo e rassicura i suoi elettori nelle zone in cui il reddito di cittadinanza conta per distacco il numero più alto di percettori. La strategia sembra pagare, tanto che gli ultimi sondaggi pubblicati evidenziavano un trend in rapida ascesa per il Movimento Cinque Stelle, soprattutto in quel Sud in cui quattro anni fa fece piazza pulita dei collegi uninominali. Secondo gli esperti questa risalita potrebbe riaprire i giochi in diversi collegi in Campania, Puglia, e Sicilia e arginare l’avanzata del centrodestra, fino a poche settimane fa considerata incontrastabile.

Una tesi che il segretario del Pd, Enrico Letta, si trova quasi costretto a sposare. «Da un punto di vista elettorale un risultato importante dei Cinquestelle ci favorisce, rende contendibili diversi collegi uninominali che in teoria non lo erano», ha dichiarato in un’intervista a Repubblica. L’obiettivo ora è far sì che quei collegi potenzialmente strappati alla destra vadano verso il centrosinistra e non verso i grillini. «La questione è legata alle chance di farcela sia nei collegi uninominali che plurinominali», commenta Filippo Sensi, candidato dem proprio nel collegio plurinominale Campania 1. «Nonostante i sondaggi diano in poderosa ripresa i Cinquestelle dobbiamo far capire che per difendere la misura conviene votare il Pd, che ha ben presente come il reddito di cittadinanza non sia comunque la soluzione ai problemi sottostanti, che sono la povertà e la disoccupazione. A questo proposito il nostro partito ha una cassetta degli attrezzi ampia che include anche altre misure come il salario minimo».

Il problema è che la difesa del reddito di cittadinanza era uno dei pochi punti su cui si sarebbe potuta ricostruire l’alleanza giallo-rossa del governo Conte II, naufragata in partenza per la decisione dei grillini di far cadere il governo Draghi. La divisione ora rischia di creare un derby tra Pd e M5S su chi sia più conveniente votare per tutelare la misura, con il segretario dem che si appella al “voto utile” per non favorire Meloni che punta all’abolizione.

Di Maio: «Chi non vota centrosinistra vota contro il reddito di cittadinanza»

«Meloni e Renzi hanno trasformato il voto in un referendum sul reddito di cittadinanza». A chiamare in causa i “cattivi” del romanzo è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, tra i padri della misura, ma ora fuori dai Cinquestelle e candidato di centrosinistra proprio all’uninominale a Napoli. «Sto girando per la città da settimane e tutti mi ringraziano per il reddito. Per evitare che la Meloni lo abolisca bisogna votare l’unica coalizione che può batterla, non le liste che corrono da sole», ha ribadito il leader di Impegno Civico.

La leader di Fratelli d’Italia è però irremovibile sulla necessità di abolire la misura e sostituirla con sussidi diversi che distinguano tra chi è inabile al lavoro, e dunque più bisognoso di assistenza, e chi invece può lavorare e deve avere gli incentivi a farlo. «Non temo una rimonta di M5S che possa mettere in difficoltà la vittoria del centrodestra», ha dichiarato oggi a Mattino Cinque. «È tutto uno scontro interno al centrosinistra, si tolgono i voti tra loro. Fanno la gara a chi è più di sinistra. Sul reddito di cittadinanza non cambio idea». Una posizione molto più radicale di quella dei suoi alleati, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che spingono per una riforma del reddito più che per l’abolizione, ma come verrebbe gestita la questione se Fratelli d’Italia dovesse aver una schiacciante maggioranza interno della coalizione?


Ultimo aggiornamento: Giovedì 22 Settembre 2022, 16:47
© RIPRODUZIONE RISERVATA