Il conflitto infinito dannoso per l’Italia

È interesse dell'Italia che le violenze a Gerusalemme non sfocino in una terza intifada. Se gli scontri tra israeliani e palestinesi andranno avanti, c'è il rischio che la Turchia e Israele, che si stavano timidamente riavvicinando, si allontanino di nuovo. Dal momento che la Turchia è penetrata profondamente in Libia, proprio nella regione dove l'Italia ha il suo radicamento maggiore, tutto quello che accade alla Turchia dev'essere seguito con molta attenzione.

Da quando l'Italia e la Turchia coabitano in Tripolitania, è nell'interesse dell'Italia che la Turchia abbia una vita internazionale il più possibile serena e tranquilla. Il problema è che la Turchia è il maggiore sostenitore della causa palestinese e questo la porta a scontrarsi con Netanyahu. Il 25 dicembre 2020, Erdogan aveva detto che gli sarebbe piaciuto ristabilire buone relazioni con Israele, ma l'intransigenza di Netanyahu verso i palestinesi glielo impediva. In queste ore, le tensioni tra Erdogan, che difende i palestinesi, e Netanyahu, che li bombarda, sono alle stelle.

Gli scontri a Gerusalemme hanno avuto inizio il 2 maggio, quando la Corte Suprema israeliana ha deciso che quattro famiglie palestinesi, 30 adulti e 10 bambini, dovranno abbandonare le loro case nel quartiere di Sheikh Jarrah entro il 6 maggio. Sheikh Jarrah è un quartiere sensibile giacché si trova a circa un chilometro di distanza dalle mura della città vecchia di Gerusalemme. I palestinesi sono scesi in piazza per protestare, dando inizio agli scontri con la polizia.

Per ristabilire l'ordine, i soldati israeliani hanno occupato i luoghi sacri dei palestinesi, tra cui la moschea al Aqsa. Hamas ha dato un ultimatum ai soldati israeliani, che però non si sono ritirati dalla moschea. E così Hamas ha iniziato a sparare missili contro i quartieri ebraici, a cui il governo israeliano ha risposto sovrastando la capacità di fuoco dei palestinesi. La notte tra il 10 e l'11 maggio è stata la più violenta, a causa dell'alto numero di missili lanciati dalle parti in lotta. Secondo il ministero della Salute di Gaza, i bambini palestinesi morti sotto i missili israeliani sono 9, ma il numero è provvisorio. Mentre scriviamo, gli scontri proseguono all'impazzata e le vittime civili stanno tragicamente aumentando.

Purtroppo, tutto questo non fa più molta notizia in Italia. Sono decenni che avvengono simili tragici fatti. Oggi però gli italiani dovrebbero guardare al Medio Oriente con rinnovato interesse: lo stesso interesse che gli riservava Giulio Andreotti durante la prima repubblica. La ragione è facile a dirsi: l'ingresso in Libia di Turchia, Qatar, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, ha avvicinato il Medio Oriente all'Italia e gli spari della guardia costiera libica contro il peschereccio italiano di alcuni giorni fa lo dimostrano.

Il Mediterraneo è meno sicuro per le acque italiane, sempre più agitate dalle acque mediorientali. Questa è una delle conseguenze dell'abbattimento di Gheddafi. Il vuoto creato dalla caduta del dittatore libico non è stato riempito da Londra e Parigi, come gli italiani ipotizzavano ai tempi dei bombardamenti della Nato. Quel vuoto è stato riempito da Abu Dabi, Doha, Ankara e Il Cairo. Non da Paesi europei, ma da Paesi mediorientali. Nessuna società, che non abbia voluto fare i conti con la realtà, ha mai prosperato. L'Italia, che non fa eccezione a questa regola, faccia i propri conti.

Auguriamoci, per i palestinesi e gli israeliani, che in Palestina torni presto la pace. Per gli italiani, invece, auguriamoci che i rapporti tra Turchia e Israele non peggiorino oltremodo. Ma questo richiede di fermare immediatamente le armi.
aorsini@luiss.it
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 12 Maggio 2021, 06:38
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