L’esempio nella Ue/ Ma le riforme si possono realizzare anche così

L’importante è che, adesso, non si cominci con l’alibi: siamo un governo di minoranza, abbiate pazienza e non chiedeteci troppo. E invece, bisogna chiedere tanto e sempre di più. Occorre esigere da questo governo patchwork, fragile ma si spera non balneare, più che da tutti gli altri - trattandosi tra pandemia e ricostruzione di un momento storico eccezionale e avendo l’Italia a disposizione finalmente tanti soldi che mai altri esecutivi hanno avuto da spendere - un impegno riformatore e una condotta politica e amministrativa di livello alto e insieme profondo. Perché non è vero che i governi di minoranza sono più impediti e meno efficienti degli altri. 

Va eliminata quella solita visione, stanca e superata, per cui la Repubblica di Weimar che aveva un governo di minoranza o la Francia della Terza e della Quarta Repubblica caratterizzate per certi tratti dalla stessa situazione caotica sono l’archetipo ancora valido della debolezza che produce improduttività. Quella storia andò come andò. Ma la storia, oggi, dei governi di minoranza dice altro: che funzionano e fanno. I Paesi di maggioranza relativa o di minoranza, ossia dipendenti dalla non ostilità di forze non rappresentate nell’esecutivo o costretti come la Spagna ad andare random a caccia dei voti delle minoranza catalana per fare le cose, nell’Europa attuale sono la Spagna appunto, il Portogallo, la Norvegia, la Danimarca e la Svezia. Tranne quest’ultima, gli altri pur nella fragilità parlamentare sono più o meno esempi di pragmatismo virtuoso. 

Zero scuse, insomma, dovranno essere accampate dal governo Conte rimodellato e in ripartenza. E molta lezione va appresa da chi si trova, e spesso da un decennio come la Danimarca, nella situazione da esecutivo carente di numeri. Eppure la Danimarca, che non ha un governo di maggioranza, non solo è il Paese europeo in cui si stanno facendo più vaccini, e ha anche introdotto il passaporto vaccinale, ma la sua terapia d’urto anti-Covid ha funzionato benissimo. E perché, se ne saremo capaci, non guardare al Portogallo? Lì dal 2015 c’è il governo socialista di minoranza, che deve vedersela tra l’altro con i comunisti che sono peggio dei grillini e dei cespugli centristi a cui Conte mira di allargarsi, e in questi anni però quel Paese è cresciuto a ritmo superiore a quello della Germania. Grazie a riforme profonde di tagli e risparmi. Ecco, non vorremmo sentirci dire che con numeri risicati non si possono fare grandi cose e che con pochi voti su cui poggiare meglio non arrischiarsi troppo sulla via del coraggio e dell’impopolarità delle scelte. Anzi, proprio perché nasce debole, questo governo Conte deve trovare la forza di rafforzarsi assumendosi responsabilità vere che sono le uniche su cui si può conquistare la credibilità nel Paese e nel Palazzo. 

Se la scusa della fragilità costitutiva di questa compagine si afferma come cifra comunicativa e di fatto, allora a perdere non sarà soltanto Conte ma tutti gli italiani. Le riforme strutturali, come quelle della giustizia e del fisco, le può fare anche un governo aritmeticamente minuto. Basti pensare che il governo Dini, di minoranza, fu quello che fece una riforma epocale delle pensioni. O, per tornare indietro nel tempo, che il governo di minoranza De Gasperi IV nel 1947 fu quello che accompagnò il varo della Costituzione e incardinò la grande ricostruzione italiana post-bellica. 

Punti di riferimento ideali, ma anche pratici, il Conte Ter o come si chiamerà li ha tutti a sua disposizione. Se non li guarda e non li impara non sarà perché il pallottoliere stenta ma perché manca quell’energia e quella visione patriottica che un governo ampio o ristretto che sia non può non avere e mettere al servizio dei cittadini. 

La lezione iberica racconta per esempio questo. Sanchez in Parlamento si barcamena, ciò nonostante il suo governo fragile nei voti è quello che sta ricevendo tanti elogi dalla Commissione Ue, a differenza del nostro, per la capacità di mettere a terra un piano del Recovery ambizioso e dettagliato. E con il ricalcolo delle quote in base alle più recenti previsioni economiche, la Spagna ha scavalcato l’Italia e ora risulta essere il primo beneficiario dei fondi di Next Generation Ue, che vengono assegnati tramite sussidi a fondo perduto: a Madrid andranno 80,87 miliardi di euro, mentre a Roma 80,76. 

Non è detto, e lo dicono anche gli studi comparati Ue, che i governi di minoranza sono meno performanti di quelli di maggioranza. I risultati prescindono dal tipo di governo, mini o maxi. Semmai, l’handicap italiano - e infatti Bruxelles ci incalza sempre su questo e non possiamo più fischiettare - è che al contrario degli altri Paesi non solo scandinavi ma anche mediterranei abbiamo una burocrazia invasiva e molle. Che o va riformata subito e bene - con o senza Responsabili, con tanti voti o con pochi - o la sfida della rinascita italiana è perduta. 
Citofonare dunque ai nostri più o meno vicini di casa, e vedere come loro hanno fatto di una fragilità una forza, di una minorità una grande chance. Il resto è lagna e speriamo di evitarcela.
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Gennaio 2021, 01:18
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