I loro gol fanno vincere tutti

E adesso, per favore, esultiamo. E freniamo. Freniamo l’impulso tutto italiano di innalzare sul podio con entusiasmo per demolire un minuto dopo (qualche assaggio l’abbiamo avuto giorni fa con i commenti dei cretini da tastiera sulla capitana azzurra Gama).

Oggi esultiamo e godiamocela. Punto. Perché la prima vittoria delle azzurre ai Mondiali di calcio femminile sembra il manifesto di quel che abbiamo annunciato e discusso in decine di convegni: diamo una chance alle donne in gamba, valutiamo il merito e la competenza, e vedrete che le donne non deluderanno.
In questo mondiale la Nazionale italiana ha ottenuto una prima vittoria con capacità tecnica, coraggio e tenacia. Non si sono scoraggiate per un primo tempo difficile. E alla fine hanno vinto.
Resilienza, tenacia, competenza. Tutte doti che, a chiacchiere e collettivamente, alle donne vengono riconosciute, salvo poi individualmente preferire loro un candidato più modesto, tenace solo perché, quando gioca il capo, non manca mai alle partite di calcetto.

Ecco, da adesso in poi, magari non subito ma in futuro, alle partite di calcetto verranno invitate anche le colleghe e se una si dimostrerà brava forse anche le cordate aziendali non saranno più “for men only”.
Esultiamo ma con juicio, tenendo a mente che questa è solo una bella prima vittoria ma, ad oggi, appartiene solo al mondo del calcio, alla squadra della ct Bertolini e ai gol di Barbara Bonansea. 
Detto quel che bisogna dire perché siamo razionali, al cuore non si comanda e resta difficile trattenere la tentazione. Quale? Quella di dire che se qualche anno fa avessero lasciato a italiane di qualità la gestione di cose essenziali, incluso - sì, incluso - il governo del Paese, forse non sarebbe stata una cattiva idea.
Donne con qualità di gioco. Con competenza, coraggio e tenacia. Come la Bonansea. Come le ragazze della Nazionale. Mica tutte sono capaci e dunque non basta essere donne per vincere una partita e oggi si è visto: l’Italia ha vinto, l’Australia ha perso.

Hanno avuto una chance, le Azzurre, e hanno saputo approfittarne. Quel che alle altre italiane manca, in tanti settori, è proprio questo: la possibilità di scendere in campo e giocare.
La partecipazione e l’entusiasmo che, non solo in Italia, accompagnano il Mondiale di calcio femminile sono un segnale più che rumoroso e speriamo lo capiscano quelli che insistono a non voler capire. Se l’opinione pubblica accoglie con interesse l’arrivo delle donne nel tempio dei riti per soli maschi, se insomma piace e diverte il calcio femminile (sempre che siano brave quelle che lo giocano), non sarà forse ora di smetterla con la tentazione di tradurre in realtà la serie televisiva “Il racconto dell’ancella”?
Se le donne fanno gol, vinciamo tutti. Sugli spalti di questo Mondiale e davanti alla Tv l’hanno capito in tanti, e i 950 mila biglietti venduti sono un bellissimo, chiarissimo messaggio.
Lunedì 10 Giugno 2019, 00:00
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