Le tasse aumentano al 38 per cento: è il massimo dal 2015. Stop ai consumi
di Mario Landi

Le tasse aumentano al 38 per cento: è il massimo dal 2015. Stop ai consumi

Un paese di tartassati. La fotografia scattata dall'Istat è impietosa: in Italia la pressione fiscale a inizio 2019 ha ripreso a salire. Non accadeva da quattro anni. E infatti per trovare un livello più alto bisogna tornare al 2015.
L'Istituto di Statistica ha misurato il peso delle tasse sul Pil. Un aggiornamento a cadenza trimestrale, che segue sempre un andamento crescente: si parte bassi per finire alti. Per quanto il valore registrato sarà, con tutta probabilità, il più contenuto si tratta comunque di un dato in rialzo. Dal 37,7% del 2018 si è passati al 38%, mettendo a confronto i primi trimestri.

Aumento tasse, la corte dei Conti: «No allo choc fiscale»

Sulla scorta dei dati Istat, le opposizioni attaccano il governo. «Parlano di Flat Tax e di minibot sui social, ma nella vita reale delle persone aumentano le tasse», twitta il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Nessuna sorpresa per il presidente di Fi, Silvio Berlusconi: «Come previsto, ecco la certificazione che questo governo a trazione Cinquestelle sta facendo male al Paese». Per la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, a questo punto serve subito «uno choc fiscale».

Ma il bollettino dell'Istat sullo stato di salute dell'economia aggiunge ulteriori dettagli. Per gli italiani, ad esempio, al momento la soluzione è tagliare i consumi, che salgono solo dello 0,2%. La prova secondo Confcommercio del clima di «sfiducia». Insomma, reddito disponibile e potere d'acquisto nei primi tre mesi dell'anno crescono, mentre la spesa resta al palo: «Il rapporto tra la sfiducia prospettica e i comportamenti effettivi di consumo non potrebbe essere meglio testimoniato», commenta l'ufficio studi di Confcommercio. Ed è così che la quota di profitto per le imprese si va assottigliando, tanto che con l'ultima flessione è ai minimi da almeno 20 anni.

Resta poi la divergenza tra le varie aree nazionali. Il Nord Est dei distretti stacca il resto del paese, crescendo dello 1,4%. Il Sud resta invece inchiodato allo 0,4%. In mezzo il Nord Ovest e il Centro (+0,8%). Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna vengono trainate dall'industria; mentre ad affossare il Sud è anche l'agricoltura, colpita «dalla crisi delle coltivazioni olivicole». Ci si mette anche la Xylella, insomma, a gravare sulla fragile economia italiana.
Giovedì 27 Giugno 2019, 05:01
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