Statali e smart working, chi lavoro poco tornerà in ufficio: cambiano le pagelle

Statali e smart working, chi lavoro poco tornerà in ufficio: cambiano le pagelle

Niente più smart working per gli statali che lavorano poco. Secondo quanto riporta il Messaggero in un articolo a firma di Francecsco Bisozzi vanno verso una modifica le pagelle sulla valutazione dell'operato dei dipendenti della pubblica amministrazione. I famosi statali messi più volte sotto accusa nel periodo della pandemia, colpevoli secondo il mondo del lavoro privato e autonomo di aver diminuito la mole di lavoro grazie allo smart working mantenendo però intatto lo stipendio garantito dai soldi pubblici.   

 

Per questo motivo sulla valutazione del rendimento degli impiegati sta ragionando il ministero della Funzione Pubblica. Secondo il Messaggero i controlli saranno più frequenti e chi non lavorerà abbastanza dovrà tornare a lavorare in ufficio e abbandonare il lavoro agile da casa. Le valutazioni – spiega il quotidiano romani – da gennaio diventeranno mensili. Nessuna "punizione" sullo stipendio, che resterà invariato, ma chi verrà considerato meno produttivo dovrà far ritorno subito in ufficio.

 

 

«L'innovazione organizzativa dello smart working entrerà a regime e cambierà radicalmente la valutazione delle performance, consentendo di misurare cosa effettivamente si riesce a produrre per andare incontro a un mondo che cambia». Ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro per la Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, presentando le Linee guida per la redazione del Pola (Piano organizzativo del lavoro agile) agli Oiv (Organismi indipendenti di valutazione) in occasione dell'avvio del ciclo della performance 2021-2023. Gli organismi avranno un ruolo importante nel monitoraggio e nell'implementazione degli indicatori di performance connessi al lavoro agile.

 

«Questo strumento flessibile è in mano alla dirigenza pubblica come una cassetta degli attrezzi per organizzare e valutare il lavoro in modo differente, aprendosi con coraggio anche al giudizio dell'utenza. Dopo anni di tagli, anche al capitale umano - ha aggiunto Dadone - la Pa deve ambire a farsi traino dell'innovazione per esserlo della competitività dell'intero Paese». Il documento intende fornire alcune indicazioni metodologiche per supportare le amministrazioni nel passaggio della modalità di lavoro agile dalla fase emergenziale a quella ordinaria. Un supporto alle amministrazioni per la predisposizione del piano con una particolare attenzione agli indicatori della performance. 

 

La pubblica amministrazione deve fare anche i conti con l'età media avanzata dei dipendenti, over 50, che «non è tanto grande quanto potrebbe sembrare a 50 anni si è ragazzi», ma serve formazione per «superare l'ostacolo culturale di un approccio a mezzi di lavoro differenti». Ha affermato oggi la ministra Dadone intervenendo ad un webinar su Fanpage. Per Dadone quindi «vi sono già progetti specifici che riguardano il digitale» alla cui implementazione sta lavorando con il ministro Pisano ma, ha detto,«io vorrei farne ulteriori 'on the job' per portare sistemi operativi nuovi e provare a fare una formazione sul campo non solo con il modello classico via webinar tramite Formez e la Scuola nazionale della amministrazione ma tutti i giorni, sul campo». Oltre alla formazione del dipendente con età avanzata, per Dadone «bisogna pubblicizzare i servizi che non sono conosciuti dal cittadino. È chiaro però - ha concluso - che tutto questo prevede necessariamente il completamento del lavoro sulla banda larga per raggiungere tutti i lati dell'Italia, anche le aree interne per colmare il gap di servizi». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Dicembre 2020, 12:59
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