Salario minimo, c'è l'accordo sulla direttiva Ue ma in Italia è scontro sull'attuazione
di Alessandra Severini

Salario minimo, c'è l'accordo sulla direttiva Ue ma in Italia è scontro sull'attuazione

L' accordo europeo sul salario minimo ha visto la luce nella notte e in Italia è arrivato come l'ennesimo tema divisivo per la maggioranza di governo. L'intesa, che andrà formalizzata il 16 giugno, in realtà non fissa dei massimi e minimi salariali ma fissa i criteri per salari sopra la soglia della sopravvivenza, tenendo conto del costo della vita e del potere di acquisto. Potrà essere rispettata o con un salario minimo fissato per legge oppure estendendo la copertura della contrattazione collettiva che dovrà arrivare almeno all'80%. Nessun obbligo dunque, ma la scelta fra due alternative che dovrebbero ridurre le disuguaglianze e mettere un freno ai contratti pirata.

L'Italia è tra i sei Paesi dell'Ue a non avere una legge sul salario minimo. Gli altri sono Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia. Dove invece è già previsto, il salario oscilla tra i 332 euro mensili della Bulgaria e i 2.257 euro del Lussemburgo. In Germania è pari a 1.621 euro. Nel nostro paese la contrattazione collettiva è già molto estesa ma ci sono milioni di lavoratori che guadagnano meno di mille euro al mese, certo non un salario adeguato ed equo. La scelta fatta dall'Unione europea di usare una cornice così larga viene dalla necessità di rispettare i diversificati sistemi di welfare dei Ventisette Stati membri.

 

Come si comporterà l'Italia adesso è difficile da prevedere poiché la politica è divisa. Il Movimento 5 stelle esulta per quella che rivendica come una propria battaglia e il ministro Di Maio auspica «al più presto una legge dignitosa». Anche il Pd si dice «a favore del salario minimo, nella logica della direttiva Ue». Favorevole al salario minimo è il presidente dell'Inps Pasquale Tridico che chiede all'Italia di «uscire dall'ambiguità». Contrario invece il centrodestra. Per la Lega «non c'è nessun obbligo» di introdurre una legge in Italia, per il vice presidente di FI Antonio Tajani «si rischia di abbassare gli stipendi piuttosto che aumentarli», mentre per la leader di FdI Giorgia Meloni è «uno specchietto per le allodole», poichè «andrebbe tagliato il cuneo fiscale».


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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 8 Giugno 2022, 07:20
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