Previdenza, via Quota 100 e flessibilità: tutti in pensione a 67 anni
di Luca Cifoni

Pensioni, via Quota 100 e flessibilità: tutti in pensione a 67 anni

Quota 100 terminerà alla fine dell’anno e questa forma di pensionamento anticipata sarà sostituita da misure a favore dei lavoratori impegnati in «mansioni logoranti». Le poche e scarne righe dedicate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza al tema previdenza disegnano in realtà un percorso abbastanza preciso, che sembra ridimensionare il “cantiere” aperto ormai da molti mesi proprio in tema di uscite flessibili. Di fatto sarebbe il tramonto delle soluzioni ipotizzate finora, basate (per tutti i lavoratori e non solo le categorie che svolgono attività usuranti) su requisiti leggermente più stringenti di Quota 100 (con un’età minima fissata a 63-64 anni) e qualche forma di penalizzazione dell’assegno a “compensare” gli anni di anticipo.

Laurea abilitante come esame di stato, la riforma nel Recovery: tutte le misure nella bozza

L’indicazione contenuta nel Pnrr, per quanto sintetica, si inserisce in un contesto che la rende significativa: il governo risponde alle raccomandazioni della commissione europea, che rappresentano delle linee guida per il Recovery Plan. Tra le raccomandazioni c’è anche quella di «attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica». E in qualche modo la fine della sperimentazione triennale di Quota 100 configurerebbe proprio un ritorno alle regole della riforma Fornero, con l’uscita “normale” a 67 anni e la sola eccezione delle mansioni usuranti, a parte il canale della pensione anticipata che richiede però 42 anni e 10 mesi di versamenti contributivi (uno in meno per le lavoratrici).

DOPPIO CANALE
Concretamente, i canali di uscita esistenti che potrebbero essere confermati e potenziati sono due. Il primo riguarda i lavori usuranti propriamente detti, che tecnicamente si chiamano “lavorazioni particolarmente faticose e pesanti”. Vi rientrano minatori, lavoratori notturni, addetti alla “linea catena” (processi produttivi in serie con ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo) e conducenti di veicoli pesanti nei servizi pubblici. Alla Camera è già in discussione un disegno di legge che allargherebbe la platea agli edili.

Il secondo canale è stato introdotto più recentemente e si collega al cosiddetto Ape sociale, ovvero la possibilità di accedere ad un trattamento provvisorio, prima del pensionamento vero e proprio, a partire dall’età di 63 anni. Una possibilità che riguarda disoccupati di lungo periodo, invalidi, caregiver di disabili e infine lavoratori appartenenti a quindici diverse categorie, dal personale delle pulizie agli insegnanti dell’infanzia, dagli operai agricoli ai pescatori e ai siderurgici. Anche l’Ape sociale è una misura sperimentale che al momento viene prorogata di anno in anno. Verosimilmente se l’impostazione enunciata nel piano verrà confermata, tutto questo ambito potrebbe essere riordinato e sistematizzato. Resta da vedere se sarà prorogata anche Opzione donna, il canale di uscita anticipato riservato alle lavoratrici di 58-59 anni con almeno 35 anni di contributi, che in cambio di questa “scorciatoia” accettano un assegno significativamente ridotto per l’applicazione del calcolo contributivo sull’intera carriera. Altre possibilità che potrebbero essere confermate ed anzi potenziate riguardano non le uscite dei singoli ma quelle collettive nell’ambito di accordi aziendali, come il contratto di espansione.

Nelle settimane scorse il ministro del Lavoro Orlando aveva accennato ad un’eventuale ripresa del confronto sul tema previdenza, ma solo dopo la chiusura dei dossier su altri capitoli ritenuti più urgenti, a partire dalla riforma degli ammortizzatori sociali. E i sindacati avevano lamentato più volte questa situazione di stallo. Sul fronte politico, ieri è intervenuto Claudio Durigon, sottosegretario leghista all’Economia, sollecitando una diversa forma di flessibilità quella nota come “Quota 41” ovvero l’uscita - per la generalità dei lavoratori - con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età.
 


Ultimo aggiornamento: Sabato 24 Aprile 2021, 11:51
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