Pnrr, sanzioni per chi ritarda: il governo accelera, controlli sulle opere

Fondi revocati e commissariamenti per le amministrazioni che non rispettano i tempi. Assunzioni negli uffici giudiziari: ammessi ai concorsi gli studenti ancora non laureati

Pnrr, sanzioni per chi ritarda: il governo accelera, controlli sulle opere

di Andrea Bulleri e Francesco Malfetano

È una battaglia campale. Decisiva, per il governo, che sul fronte del Pnrr sa di giocarsi molto. Agli occhi dell’Europa e del Colle, sempre attento nel rimarcare quanto sia «irripetibile» l’occasione di spendere bene (e in tempo) i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ecco perché, mentre la scadenza del 2026 si avvicina, a Palazzo Chigi si preme sull’acceleratore. Rafforzando i controlli sullo stato di avanzamento delle opere e puntando un faro su eventuali irregolarità. E prevedendo la possibilità di commissariamento, con annesse sanzioni, per chi ritarda a far partire i cantieri. 

Le novità

Sono alcune delle novità contenute nella bozza del nuovo decreto Pnrr (il quarto) in gestazione negli uffici del governo. Il provvedimento, atteso in Consiglio dei ministri già da tempo, sarebbe quasi pronto a finire sul tavolo di Palazzo Chigi, magari questa settimana. Anche se alcuni nodi da sciogliere rispetto alle coperture – e la necessità di muoversi in tandem con Bruxelles – non permettono di escludere che venga rimandato ancora. In ogni caso, lo schema di fondo sembra definito: una quarantina di articoli che introducono «ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza». Tra i punti salienti spicca l’istituzione di un “Osservatorio per la prevenzione e il contrasto delle frodi nell’utilizzazione delle risorse” del Recovery, che resterà attivo fino al 31 dicembre 2030. Un organo che, in pratica, dovrà assicurare che i fondi europei del Recovery finiscano davvero nella realizzazione delle opere previste e non si disperdano in mille rivoli. 
All’incirca lo stesso obiettivo avrà la nuova infornata di funzionari nella struttura di missione Pnrr a Palazzo Chigi. Diciotto uomini in più (tre dirigenti e quindici figure non dirigenziali) per aumentare i controlli a campione sui cantieri. E per valutare – si legge nello schema di decreto – «la coerenza della fase di attuazione del Pnrr rispetto agli obiettivi assegnati». 

Ma che succederà a chi è troppo indietro rispetto alla roadmap tracciata? La risposta è contenuta nello stesso provvedimento. In caso di «ritardi e inerzie» da parte di Comuni e ministeri sulle opere, Palazzo Chigi (e il ministero di Raffaele Fitto) potranno attivare «poteri sostitutivi». E, di fatto, commissariare sindaci e ministri su specifici target, affidandoli a professionisti esterni con personale specializzato al seguito. Principale indiziato in questo senso sarebbe, tra gli altri, l’obiettivo di realizzare 60 mila posti letto negli alloggi universitari entro il 30 giugno 2026, dal momento che il ministero dell’Università è sprovvisto di competenze e figure formate sul fronte dell’housing. Mentre un commissario potrebbe operare con procedure semplificate. Stessa sorte (con in più un passaggio del dossier al Viminale) potrebbe toccare al target degli alloggi per le vittime di caporalato, oggi in capo al dicastero del Lavoro. 
Non è tutto.

Oltre al commissariamento, secondo la bozza, per gli inadempienti scatteranno le sanzioni. Nel caso di ritardi «accertati dalla Commissione Ue», infatti, da Roma arriveranno multe salate finalizzate «al recupero degli importi percepiti e, in tutto o in parte, rimasti inutilizzati». Dove possibile, quelle risorse saranno dirottate su altri interventi in corso d’opera, oppure torneranno nelle casse del Next Generation Eu per essere riassegnate. In ogni caso, ogni intervento di commissariamento o sanzione sarà pubblicato sul sito dedicato al Pnrr, così i cittadini potranno sapere perché questa o quella opera ha subìto uno stop.

La giustizia

Un altro capitolo è quello relativo agli interventi sulla giustizia. E, in particolare, sull’Ufficio del processo, la struttura ad hoc nata per smaltire la mole di arretrati che zavorra le corti d’appello (uno dei target del Pnrr prevede di tagliare del 90% entro il 2026 i vecchi faldoni della giustizia civile). Per rimpinguare le file dell’Ufficio, falcidiato dalle dimissioni – anche a a causa dei contratti a termine – si punta alla stabilizzazione di almeno una parte dei precari. Ma spunta anche un’altra misura: aprire i prossimi concorsi (tra cui quello da 4.200 posti annunciato per il 2024) anche a chi ha completato il ciclo di esami all’università, ma non si è ancora laureato. Basterà che il candidato sia in procinto di conseguire il titolo di studio richiesto «entro 60 giorni» dalla data di pubblicazione del bando, purché abbia già dato tutti gli esami. L’idea, insomma, è quella di tagliare al minimo i tempi tra concorso e ingresso in servizio. Con lo stesso imperativo di fondo che permea tutto il decreto: fare presto per non bruciare risorse preziose. 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Febbraio 2024, 09:34
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