Mezzogiorno, per ogni cittadino meridionale lo Stato spende 3000 euro in meno
di Valeria Arnaldi

Mezzogiorno, per ogni cittadino meridionale lo Stato spende 3000 euro in meno

«Traditi e mazziati». Non usa mezzi termini il Rapporto Eurispes 2020 per definire la situazione di chi vive nel Sud del Paese, più povero di chi risiede al Nord. I numeri sono chiari. Nel 2016 lo Stato ha speso 15062 euro pro capite al Centro-Nord e 12040 pro capite al Meridione. Dunque, ogni cittadino del Sud ha ricevuto in media oltre tremila euro - 3022 per precisione - in meno rispetto a uno del Centro-Nord. Un divario non da poco che peraltro è aumentato. Nel 2017 - ultimo anno per cui sono disponibili i dati - la forbice si è allargata. Lo Stato ha speso più di 15mila euro - 15297 - pro capite al Centro-Nord e neanche 12mila - 11929 - pro capite al Meridione: ogni abitante del Sud ha ricevuto 3482 euro in meno rispetto a uno del Centro-Nord.

Leggi anche > Mezzogiorno beffato, Mattiacci: «Investire al Sud farebbe bene a tutto il Paese»​

Attenzione, a contare non sono solo le cifre, già importanti, ma anche il trend. La spesa per il Sud è stata tagliata quasi dell'1%, quella per il Centro-Nord, al contrario, è stata aumentata dell'1,6%. La strategia negli anni ha prodotto un sensibile gap. «Se della spesa pubblica totale si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla popolazione, emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma sottratta ammonta a più di 840 miliardi di euro netti», si legge nel Rapporto.

Il Pil settentrionale dipende in gran parte dalla vendita di prodotti nel Meridione. E dunque se il secondo è indebolito, anche il primo si fa più fragile. Citando uno studio della Banca d'Italia, Eurispes sottolinea che i 45 miliardi euro annui che in media, tra 1995 e 2005, sono stati trasferiti da Nord a Sud, hanno consentito al Sud di acquistare i prodotti del Nord, facendo tornare in Settentrione 63 miliardi di euro annui, che salgono a 70,5 se si tiene conto del fatto che molti dal Sud vanno a farsi curare al Nord e che tanti giovani formatisi al Sud poi lavorano nel Settentrione. Se ciò non bastasse, il 90% di prestiti, raccolta e sportelli bancari al Sud sono di banche del Nord con ciò che comporta in termini - soprattutto territorio - di impiego dei fondi. Il circolo è vizioso: il Sud, con minori risorse, spende meno pure al Nord, che meno guadagna. E a soffrire è l'economia dell'intero Paese.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 3 Febbraio 2020, 09:41
© RIPRODUZIONE RISERVATA