Pnrr, Melilli: «Centro Italia dimenticato, più collegamenti con Roma altrimenti si frena lo sviluppo»

Melilli: «Le aree interne dimenticate, più collegamenti con Roma altrimenti si frena lo sviluppo»

Fabio Melilli, presidente della Commissione Bilancio della Camera è «sorpreso». Nelle bozze del Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo Draghi ha notato una grave assenza: quella del Centro Italia. «Vede», dice Melilli, «oltre all'apprezzamento rispetto alle molte scelte condivisibili e sicuramente coerenti rispetto alle grandi linee di indirizzo europee e nazionali, resta il rammarico di non leggere proposte convincenti sul tema della coesione territoriale per le aree interne».

Che cosa non la convince?
«Il fatto che il governo, dalle informazioni che abbiamo, non fa una scelta che privilegia il sistema infrastrutturale, sopratutto ferroviario, che collega il Centro Italia con Roma».

Sembra che il governo abbia privilegiato i progetti più avanzati, quelli in grado di essere completati entro il 2026.
«Non è un'obiezione che regge. Proprio oggi il governo ha presentato in Parlamento la richiesta di uno scostamento, seppur diluito nel tempo, di 30 miliardi di euro per finanziare opere che non possono essere finanziate con il Recovery».

Il Centro è assente anche dalle opere finanziate con i 30 miliardi. Una scelta curiosa.
«Sì, è così. E qui non c'è il problema del tempo legato all'utilizzo dei finanziamenti europei. Il governo ritiene, ed è questo che mi rammarica, di non dover affrontare il tema del collegamento del sistema appenninico dell'Italia centrale con la Capitale».

Quali opere mancano?
«Ne potrei citare diverse. A partire dall'ultimo tratto della Rieti-Roma, inserita nelle opere della legge obiettivo dell'allora governo Berlusconi e presente nel contratto di programma delle Ferrovie, ma ancora ferma. Ma c'è anche altro».

Per esempio?
«Per esempio da tempo le stesse Ferrovie chiedono di risolvere l'ingorgo di traffico da Alta Velocità che si è creato alle porte della Capitale costruendo un nuovo binario. Sono interventi che invece andrebbero progettati e realizzati in breve tempo».

A proposito di Roma, il precedente governo aveva promesso investimenti per la Capitale per non meno di 10 miliardi. Ci sono ancora?
«Noi avevamo immaginato con il precedente governo che all'interno del Piano italiano di ripresa, potesse trovare spazio la chiusura dell'anello ferroviario. Vedremo se sarà confermato anche nella nuova versione del Recovery. Per ora abbiamo solo delle schede sommarie con pochi dettagli. Vorremmo capire un po' di più e lo faremo la settimana prossima quando il presidente Draghi informerà il Parlamento. Ma certo, la chiusura dell'anello è decisiva per la mobilità della Capitale».

Si può fare di più per Roma e per il Centro Italia?
«Io comprendo che a volte le pressioni diventano condizionanti. E sono tra quelli che hanno lavorato intensamente per potenziare gli investimenti infrastrutturali nel paese, anche oltre la misura del 34 per cento».

Però?
«Però non posso dimenticare che a fronte dell'aumento, che condivido pienamente, della percentuale degli investimenti al Sud, noi non possiamo indebolire le aree interne che con il Sud confinano».

La Svimez parla di una meridionalizzazione del Centro. E' d'accordo?
«Il tema è più generale. Ci sono aree che sono escluse dagli investimenti infrastrutturali, e questo ne impedisce oggettivamente lo sviluppo».

Draghi la prossima settimana presenterà il Recovery alle Camere. C'è spazio per chiedere modifiche?
«Bisogna essere pragmantici. Conosco la difficoltà delle trattative con la Commissione europea per costruire il Recovery. Cambiamenti dell'ultimo minuto non sono facili. Ma noi non abbiamo solo il Recovery. Le risorse vanno trovate nei 30 miliardi del fondo nazionale, o negli altri fondi europei. Ma vanno trovate assolutamente».
 


Ultimo aggiornamento: Sabato 24 Aprile 2021, 10:16
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