L'aumento dell'Iva? Una stangata: «382 euro in più, quasi 900 a famiglia»

L'aumento dell'Iva? Una stangata: «382 euro in più, quasi 900 a famiglia»

L'aumento dell'Iva ci sarà o non ci sarà? Non si è ancora capito. Se il vicepremier Matteo Salvini, interpellato alla Camera, dice di no («L'Iva non aumenta, l'Iva non aumenta, l'Iva non aumenta, non so se dirvelo in finlandese, ungherese... Non aumenta l'Iva, non c'è la patrimoniale, non si tassa la casa, non si tassa il risparmio», ha detto il ministro dell'Interno), di diverso avviso è Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, dopo aver letto il Def. «È evidente che l'Iva aumenterà se non si fa nulla, è scritto nel Def. Bisogna vedere come pensano di evitare le clausole di salvaguardia», ha detto.

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Boccia, a margine di un convegno di Fratelli d'Italia dopo le dichiarazioni del ministro Tria sull'aumento dell'imposta sul valore aggiunto, ha dichiarato: «Quello che chiediamo e che ci preme è una riforma fiscale complessiva che sostenga realmente il mondo economico, che punti allo sviluppo». «Il governo che dice di voler evitare l'aumento dell'Iva, dica come intende farlo prima del voto alle europee», ha rincarato la dose la leader di FdI, Giorgia Meloni, arrivando al convegno organizzato dal partito in cui si presenta alle categorie produttive un patto per lo sviluppo, l'impresa e il lavoro. «Noi crediamo - prosegue - che la ricetta debba essere uno choc fiscale, direi più Tav, meno Tax, che faccia ripartire il paese e la sua crescita».

UNA STANGATA Se da gennaio prossimo l'aumento dell'Iva ci sarà davvero, sarà una stangata: secondo quanto ha calcolato per l'ANSA l'ufficio studi di Confcommercio, l'aumento si tradurrà in 382 euro di maggiori tasse a testa, che mediamente, se scatterà tutto l'aumento previsto dalle clausole di salvaguardia dell'ultima legge di Bilancio, diventerà di 889 euro a famiglia. 

«Aumentare l'Iva significa aumentare le tasse e deve essere chiaro a tutti che famiglie e imprese non potrebbero sopportare un ulteriore aumento delle tasse in una fase economica in cui i consumi sono sostanzialmente fermi», ha detto il vicepresidente vicario di Confcommercio, Lino Stoppani. «La fiducia di famiglie e imprese sta calando anche perché nel dibattito pubblico, abbastanza confuso, c'è questo macigno delle clausole di salvaguardia. Vanno disinnescate subito e con chiarezza individuando le risorse per fare questa operazione», afferma.

UNIONE CONSUMATORI: AUMENTO AUTOGOL L'inflazione «non abbassa la testa. In questo contesto, non togliere definitivamente dal campo la possibilità di incrementare l'Iva, è un autogol, considerato che i prezzi sono influenzati anche dalle aspettative di futuri aumenti», afferma il presidente dell'Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, commentando i dati Istat e indicando le ripercussioni città per città.

Secondo lo studio dell'associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, si conferma Bolzano che, con un'inflazione a marzo all'1,6%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 532 euro su base annua. Al secondo posto Brescia, dove il rialzo dei prezzi dell'1,5% determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 440 euro. Terza Bologna, dove l'inflazione dell'1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 395 euro. Per Bari, che registra l'inflazione più alta (+1,7%), l'esborso è di 356 euro in più.

La città più conveniente, in termini di minori rincari, è, invece, Perugia dove l'inflazione a +0,4% genera un esborso addizionale annuo di 90 euro. Al secondo posto Ancona (+0,5%, pari a 109 euro in più) e al terzo Cagliari (+0,6%, pari a 118 euro in più). Tra le regioni, sempre secondo i calcoli dell'Unc, è il Trentino Alto Adige che si piazza al top, registrando, per una famiglia tipo, una batosta pari a 340 euro su base annua. Segue l'Emilia Romagna, dove l'incremento dei prezzi pari all'1,2% implica un'impennata pari a 326 euro, terza la Liguria, dove, pur essendoci un'inflazione all'1,4%, superiore alle prime due, si ha un salasso annuo di 310 euro.

COLDIRETTI, NO AUMENTI IVA CON 2,7 MILIONI SENZA CIBO Scongiurare l'aumento Iva su beni di prima necessità come gli alimentari, con 2,7 milioni di persone costrette a chiedere aiuto per mangiare. È quanto chiede il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, in riferimento al dibattito in corso sull'ipotesi di far salire l'Iva. L'aumento dell'imposta rischia di riguardare carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie. «Una misura - aggiunge Prandini - che andrebbe a indebolire l'impegno del governo sul reddito di cittadinanza a difesa delle fasce più deboli».

La punta dell'iceberg della povertà in Italia è infatti proprio rappresentata da 2,7 milioni di persone che hanno beneficiato degli aiuti alimentari attraverso l'accesso alle mense dei poveri o molto più frequentemente con pacchi. L'aumento dell'Iva, inoltre, rischia di aggravare pesantemente la situazione di stagnazione dei consumi alimentari in Italia, che hanno fatto registrare appena un +0,3% dovuto, secondo l'analisi Coldiretti su dati Ismea e Istat, esclusivamente alla crescita dei prezzi nel 2018 rispetto all'anno precedente.
Mercoledì 17 Aprile 2019, 16:59
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