Generali, il cda si spacca su Cirinà e coopta Marsaglia a maggioranza

Generali, il cda si spacca su Cirinà e coopta Marsaglia a maggioranza

di r. dim.

Non era scontato, ma era prevedibile: ieri il cda delle Generali presieduto da un curiosamente rassicurante Andrea Sironi si è spaccato sulla forzatura che si temeva, visto che la maggioranza ha votato la cooptazione nel board del banchiere Stefano Marsaglia in sostituzione di Francesco Gaetano Caltagirone: una decisione contro il dettato dello statuto. In breve, il consiglio su proposta del comitato Nomine e Governance, ha esaminato i candidati inseriti nella lista presentata dall’azionista Vm 2006 (gruppo Caltagirone) e non eletti dall’assemblea dei soci svoltasi lo scorso 29 aprile. Come spiega la nota diffusa dalla compagnia triestina al termine della riunione, preso atto dell’indisponibilità di Claudio Costamagna, il cda con il netto dissenso dei consiglieri di minoranza Marina Brogi e Flavio Cattaneo ha giudicato «non idoneo» l’ex manager del Leone Luciano Cirinà perché «privo dei requisiti per la nomina» in virtù di alcuni pareri di parte. Il consiglio ha quindi messo in votazione le candidature di Alberto Cribiore, Maria Varsellona, Paola Schwizer e Andrea Scrosati per ciascuna delle quali si è registrato il voto favorevole della maggioranza, ma sempre con la netta opposizione di Brogi e Cattaneo. E poiché questi candidati avevano condizionato la loro accettazione a un voto unanime, la nomina non si è quindi perfezionata. Il cda ha così proceduto, sempre con il dissenso dei consiglieri Brogi e Cattaneo, alla nomina di Marsaglia che non aveva invece posto condizioni sull’unanimità del voto acquisendo perciò la qualità di amministratore indipendente.

 
LA FORZATURA E LA CONSOB
Appare evidente la violazione dello statuto compiuta nei confronti di Cirinà che, di là dei pareri arbitrari che ne hanno espresso la non idoneità perché prima sospeso e poi licenziato dalla compagnia (per ragioni che saranno i giudici a valutare), ha dalla sua la forza del voto assembleare. Vale perciò ricordare che l’art. 28.13 dello statuto delle Generali, a proposito della sostituzione di un consigliere dimissionario (il caso di Caltagirone) recita testualmente: «Il consiglio di amministrazione provvede alla sostituzione nominando consigliere il primo dei candidati non eletti della lista alla quale apparteneva l’amministratore cessato, purché sia ancora eleggibile e disponibile ad accettare la carica ed appartenente al medesimo genere».

E il primo dei candidati disponibile era appunto Cirinà. Si ricorda infatti che il presidente Sironi aveva in un primo tempo proposto Roberta Neri, sebbene in contrasto con lo statuto che prevede la sostituzione “di genere”, che nella lista Caltagirone era al quarto posto. L’indisponibilità della manager responsabile per l’Italia di Asterion, fondo ex Kkr che possiede Sorgenia e ha lanciato l’opa su Retelit, aveva innescato alcuni sondaggi presso Costamagna, che a sua volta si era reso non disponibile. Lo scorrimento della lista portava perciò automaticamente a Cirinà che invece è stato scavalcato con motivazioni sulle quali la Consob, non a caso, ora vuole vederci chiaro. Di recente la Commissione ha inviato un paio di lettere al vertice della compagnia per avere informazioni più precise sulle anomalie che segnano la procedura per la sostituzione di Caltagirone. 

Quanto a Marsaglia, 67 anni, nato a Torino, che ha posto quale condizione per accettare la nomina la verifica della regolarità della cooptazione, vanta una robusta e lunga esperienza nell’investment banking con ruoli di vertice in Rothschild, Barclays e Mediobanca. È attualmente ceo di Azzurra Capital, società di private equity.
 


Ultimo aggiornamento: Sabato 16 Luglio 2022, 20:09
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