Fondi Ue, pressing dei 22 leader sui paesi “frugali” che chiedono tagli al Recovery Fund

di Alessandra Severini
Trattativa a oltranza e nervi tesi nel terzo giorno di vertice UE sul Recovery Fund. In gioco non c'è solo il pacchetto di risorse da stanziare per affrontare la crisi causata dal coronavirus ma il futuro stesso dell'Unione. L'Olanda, a capo dei paesi frugali' (con lei Svezia Danimarca, Austria e Finlandia) vorrebbe una sforbiciata da 150 miliardi degli aiuti finanziari: dai 500 della proposta iniziale a 350. In più il primo ministro olandese Mark Rutte, con un occhio alle elezioni interne in autunno, vorrebbe venisse inserito un meccanismo di controllo sull'erogazione degli aiuti e sull'attuazione dei piani nazionali di riforme.

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Il premier Conte è apparso stanco e nervoso. «Vi state illudendo che la partita non vi riguardi - avrebbe detto a brutto muso a Rutte - In realtà se lasciamo che il mercato unico venga distrutto tu forse sarai eroe in patria per qualche giorno, ma dopo qualche settimana sarai chiamato a rispondere pubblicamente davanti a tutti i cittadini europei». Per Conte le risorse previste sono «il minimo indispensabile per una reazione minimamente adeguata. Se tardiamo - ha ammonito - dovremo calcolare il doppio».
Non è stato sufficiente il pressing di Angela Merkel e Emmanuel Macron, schierati a fianco dei paesi dell'area mediterranea e neanche l'appoggio a sorpresa venuto dal premier ungherese Viktor Orban. La maggioranza vorrebbe mantenere il Recovery Fund a quota 750 miliardi: 400 di sovvenzioni e 350 di prestiti. Una sforbiciata a 350 miliardi significherebbe tagli a transizione verde, digitale, investimenti. Inoltre, le richieste di controllo sulla spesa altrui sono state per ora rispedite al mittente sia dai paesi mediterranei che dal blocco di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia)

Ma la trattativa sembra destinata a virare ancora verso il basso: 350 miliardi di sovvenzioni e altrettanti di prestiti è l'ultima offerta dei frugali. Per l'Italia potrebbe voler dire circa 25 miliardi in meno di aiuti rispetto agli 80 immaginati e un ammontare più alto di prestiti da restituire entro il 2026. Per questo Conte non vuole mollare.

A notte inoltrata il negoziato era ancora in corso. I leader di 22 paesi provano a convincere i frugali ricordando la gravità della situazione. Almeno uno spiraglio si sarebbe aperto con l'Olanda: una mediazione sembra possibile su un meccanismo che non dia a un singolo Paese un potere di veto per bloccare l'erogazione dei fondi europei.
Oggi si attende la reazione dei mercati: lo spettro di un mancato accordo fa prevedere un agosto di turbolenze.
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Luglio 2020, 08:16
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