Alitalia, il cda è allargato: la nuova compagnia ora può decollare

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di Umberto Mancini

ROMA L’attesa per l’Alitalia di Stato sembra finita. Il via libera al decreto sulla Newco, secondo fonti ministeriali, è stato dato ieri in tarda serata dopo un estenuante e per certi verso paradossale braccio di ferro sulle nomine. La soluzione trovata, visto lo scontro durissimo tra 5Stelle, Pd e Italia Viva, ricalca in pieno il famoso manuale Cencelli. Schema che, proprio per soddisfare tutti gli appetiti dei partiti, non faceva altro che moltiplicare le poltrone nelle società pubbliche allo scopo di non scontentare nessuno. Così, seguendo un sentiero ben conosciuto ai tempi della prima Repubblica, i posti nel board della compagnia tricolore sono passati magicamente da 7 a 9, mettendo fine d’incanto ai veti incrociati e ad una tensione che aveva raggiunto livelli di guardia.

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Tant’è che sempre ieri si era diffusa la voce, riportata da Dagospia, che il presidente designato Francesco Caio, stanco del tira e molla, avesse addirittura intenzione di abbandonare il campo. Dimissioni, ed è questo il punto davvero paradossale, tecnicamente impossibili visto che Caio, come l’ad Fabio Lazzerini, sono stati solo designati su Facebook da Palazzo Chigi, senza nessun provvedimento formalmente valido. Ora, salvo sorprese, insieme al decreto arriverà anche il bollino ufficiale sugli incarichi di vertice. Se Caio, un tecnico molto valido, è considerato vicino al premier, essendo stato scelto proprio da Giuseppe Conte, Lazzerini viene invece stimato da ambienti Pd. Quanto al resto del cda, ci sarà un esponente indicato da Italia Viva, mentre le altre poltrone saranno divise tra pentastellati e democrat. Una partita che sarà comunque aperta fino all’ultimo istante, visto che a Palazzo Chigi si stanno esaminando a fondo le eventuali incompatibilità.


LA SCELTA
Dopo le polemiche dei giorni scorsi e il pressing del sindacato, sarebbe stato proprio Palazzo Chigi a sciogliere il nodo, moltiplicando i posti pur di chiudere il dossier, anzi il caso Alitalia che, come noto, si trascina da 4 mesi e 9 giorni, da quando cioè a giugno il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, annunciò l’imminente costituzione della nuova società. Da allora il vettore tricolore, complice la gravissima crisi innescata dalla pandemia, non ha fatto altro che perdere quota, continuando a bruciare oltre 2 milioni di euro al mese. Il taglio delle rotte interne e internazionali, la chiusura di Malpensa e la rinuncia a rilanciare il settore cargo hanno ulteriormente indebolito la compagnia che ha in cassa poco più di 260 milioni e ha già speso per far fronte alla crisi oltre un miliardo dei vari prestiti-ponte statali. 
I ritardi della politica hanno aggravato il tutto e non sarà facile per Caio e Lazzerini, una volta approvato il decreto, risalire la china. «Penso che ormai ci siamo», ha detto l’ad parlando ll’EY Capri Digital Summit “A New Brave World”. «Aspettiamo - ha aggiunto - solo che ci diano le chiavi e poi partiamo». Ma il decollo non sarà rapido. 


LE TAPPE
Va infatti messo a punto il piano industriale che prevede, a grandi linee, circa 90-100 aerei a regime e 6.300-6.500 dipendenti, con la creazione di società ad hoc per il settore volo, terra e manutenzione sul modello di Air Portugal. Ci vorranno comunque altri 30 giorni per andare in Parlamento e presentare la strategia di sviluppo. Poi bisognerà informare ufficialmente la Commissione Ue per avere l’ok finale.
Insomma, sempre che non ci siano altri intoppi, i primi aerei con la livrea della nuova Alitalia voleranno solo nel prossimo anno. «Alcune cose si possono fare adesso - dice Lazzerini, riferendosi alla flotta - perché per la prima volta nella storia non siamo in un mercato espansivo e possiamo trattare con i produttori». Quindi si punterà sul lungo raggio e nuove alleanze. Lufthansa e Delta sono pronte a darsi battaglia, mentre verrà sviluppata l’integrazione con le Ferrovie dello Stato


Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 Ottobre 2020, 11:52
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