Alitalia-Ita, Draghi in campo per il decollo subito. Braccio di ferro su riduzione di slot
di Umberto Mancini

Alitalia-Ita, Draghi in campo per il decollo subito. ​Braccio di ferro su riduzione di slot

Anche a Palazzo Chigi, dopo quattro settimane di negoziati inconcludenti, hanno perso la pazienza. Le tattiche dilatorie di Bruxelles su Ita-Alitalia mettono a serio rischio un asset del Paese considerato strategico dal governo. Da qui la crescente preoccupazione del presidente del Consiglio Mario Draghi e del capo di gabinetto Antonio Funiciello che, da ieri, ha preso in mano il dossier con l’obiettivo dichiarato di chiudere in fretta la trattativa. In queste ore a supportare l’azione dell’esecutivo è arrivata la spinta forte del Pd di Enrico Letta, molto sensibile alla sorte degli 11 mila dipendenti della compagnia di bandiera che, almeno in parte, secondo il piano condiviso dall’ex ministra Paola De Micheli e recepito da Ita, troveranno una nuova collocazione nella newco guidata da Fabio Lazzerini.

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A patto ovviamente che l’Europa dia il via libera. Il tempo per evitare il fallimento sia di Alitalia, da quattro anni in amministrazione straordinaria e, a cascata, di Ita, sta infatti scorrendo inesorabile. La stagione estiva è alle porte e ritardare ancora il decollo non farebbe altro che aiutare i concorrenti, negando al vettore italiano la possibilità di presentarsi sul mercato. La Cisl denuncia peraltro che la vecchia Az, visto l’impasse, non ha articolato una campagna commerciale per l’estate. 

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Anche Lega e 5Stelle sono sulla stessa linea del Pd, così come il super tecnico Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture, che dopo i maxi aiuti statali concessi a Lufthansa e ad AirFrance invita la Ue a non avere due pesi e due misure. «E’ evidente - ha scandito ieri il ministro - che noi non possiamo accettare una disparità di trattamento da parte della Commissione rispetto ad Air France o Lufthansa, pur sapendo che la condizione delle tre imprese è molto diversa». Proprio per questo, verrebbe da dire, è necessario dare una svolta. Gli euroburocrati guidati dalla commissaria Vestager continuano invece a inondare Ita di domande, sempre le stesse, con il solo intento di far girare le lancette, di porre ostacoli. Pare evidente, e lo ha fatto intendere lo stesso Giovannini, che se non arriveranno segnali chiari, il governo farà partire la newco comunque, con o senza l’ok Ue.

Anche perché lo stop della Vestager, almeno sotto il profilo strettamente legale, andrebbe ben oltre i poteri della Commissione. Draghi vuole che Ita alzi i carrelli a luglio e che siano salvaguardati gli interessi nazionali fornendo un adeguato servizio di trasporto aereo. Il tutto tutelando al massimo i livelli occupazionali. Ma Draghi vuole anche che Ita sia competitiva e sostenibile. Da qui il braccio di ferro sugli slot (Bruxelles chiede il taglio del 50% di quelli posseduti a Linate; Roma risponde offrendo meno del 10%), dei diritti di volo cioè da cui dipendono i volumi di traffico e i profitti delle compagnie. In ballo anche il futuro dei servizi di terra che Bruxelles non vuole transitino da Az ad Ita e quello della manutenzione. In serata incontro al Mise Franco-Giorgetti-Giovannini per limare l’ultima proposta alla Ue. Proposta che prevede un mix di soluzioni possibili su slot, brand e assetto societario (minoranza o maggioranza nell’handling e/o nella manutenzione, numero di aerei, dipendenti complessivi). Poi, in caso di rifiuto, lo strappo sarà inevitabile. Ieri, come anticipato dal Messaggero, è arrivata anche la seconda tranche degli stipendi per i dipendenti Alitalia.
 

 

 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 Aprile 2021, 19:08
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