L'umanità digitale

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di Alberto Mattiacci

Il 27% del Piano Nazionale di Resilienza e Ripresa è per la transizione digitale: 13 miliardi di euro, per prendere 60 milioni di persone, sparse su 300 mila Km2 di terra e metterle in condizione di fare: (1) le stesse cose di prima ma in modo nuovo (es. inviare una raccomandata da casa); (2) delle cose nuove, prima impossibili (es. riunioni con gente che sta ovunque); (3) molte cose assieme, meglio e in meno tempo (es. la spesa da casa mentre si lavora).

 


Digitale viene dal latino digitus, dito. Siccome le dita si usano (anche) per contare e formare cifre, digitale significa un modo di scrivere cifre. Lo usano gli informatici: ad esempio il codice binario, fatto di una sequenza di 0 e 1.

 


La digitalizzazione, tecnicamente, è un linguaggio e degli strumenti che lo usano. Quando leggiamo EconomicaMente sullo smartphone (strumento), stiamo usando quel linguaggio lì. Nel farlo, lasciamo sempre traccia: cosa abbiamo letto, per quanto tempo, dove eravamo, eccetera. Si chiamano dati. Il fatto che facciamo sempre più cose online genera molti dati -i Big Data (ma, questa, è un'altra storia).

 


Il punto è che il digitale è un codice che cambia il modo in cui: acquistiamo, lavoriamo, ci divertiamo, impariamo, pensiamo insomma tutto.
Se una cosa investe ogni aspetto della vita, però, significa che non è una faccenda tecnica, o economica -quelli sono solo strumenti- ma umana.
Il PNRR cambierà la nostra umanità. Vale la pena prestarci attenzione.

 

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Romano, sposato e padre di due figli. Maturità classica, laurea con lode in Economia e Commercio in Sapienza, PhD, professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza e in Luiss Business School. Studia la società e l'economia, con particolare attenzione ai cambiamenti e all'innovazione. www.alberto mattiacci.it


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Giugno 2021, 15:08
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