Alberto Mattiacci su Leggo: «Ma uno vale uno?»

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Molti sono convinti di non capire l'economia. In parte hanno ragione: capirla significa conoscere concetti, avere punti di riferimento e consapevolezza delle relazioni fra i fatti economici. Ad esempio, non si capisce la relazione fra disoccupazione e inflazione, senza conoscere alcune cose.

 


In parte, però, queste persone hanno torto: l'economia è uno degli aspetti dell'esistenza umana e ciascuno di noi ne è protagonista e può saperne qualcosa. Ad esempio, tutti capiamo che, in presenza di aspettative negative sul futuro, i consumi soffriranno.
Chiamiamo la prima parte (ciò che occorre conoscere per capire) teoria economica, la seconda (ciò che facciamo tutti) pratica economica. Le due camminano assieme, mai in parallelo: s'intrecciano continuamente.

 


La buona teoria dovrebbe essere al servizio della pratica, così da coglierla, comprenderla e arricchirla con buone idee per migliorarla. Talvolta, purtroppo, è accaduto il contrario: la teoria economica ha preteso di piegare a sé la pratica, generando disastri. Pensiamo al comunismo, dove la teoria ha prodotto miseria, inefficienza e ingiustizia, laddove, sulla carta, si proponeva proprio l'opposto. In Italia sembra oggi prodursi un errore differente: ritenere che una certa esperienza nella pratica economica basti e avanzi; che la teoria, insomma, non serva.

 


Ci sarebbe da ridere, se non fosse che in molte (troppe) pagine del Recovery Plan italiano, si riconosca il tocco di questi praticoni. Non sono quelle migliori.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Gennaio 2021, 08:53
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