Dai diamanti non nasce niente: su cosa si fonda il valore delle cose
di Alberto Mattiacci

Dai diamanti non nasce niente: su cosa si fonda il valore delle cose

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior cantava Fabrizio De Andrè. Cosa vale di più, allora: un diamante o il letame? Non è un paradosso ma la domanda centrale dell'economia: su cosa si fonda il valore delle cose? Perché solo qualche settimana fa eravamo disposti a pagare molti denari per una mascherina sanitaria, per un disinfettante, e oggi sborsiamo cifre assurde per un posto in spiaggia ma non ci sogniamo più di pagare molto una mascherina o del disinfettante? La risposta ha il tocco della relatività. Significa cioè che non esiste una risposta assoluta ma solo relativa: vale di più quello che è relativamente meno disponibile. La fonte del valore, cioè, è la scarsità. Quanto vale, oggi, un brano musicale, una trasgressione, una connessione internet, il sesso, e via dicendo? La risposta è: poco, molto poco, sempre meno; al limite, nulla. La ragione è semplice: il progresso tecnologico, la secolarizzazione delle società, la rete Internet e la libera espressione dei commerci mondiali hanno creato una condizione unica nella storia: l'abbondanza di tutto. Abbondanza è il contrario di scarsità. Se la scarsità è valore, l'abbondanza è irrilevanza. A dispetto di ogni discorso su PIL, crescita, innovazione, la nuova economia è nuova per questo: è un'economia dell'abbondanza. Un'economia, cioè, dove il problema centrale è la perdita di valore di tutto. E' proprio vero: i poeti vedono dove noi guardiamo.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 Luglio 2020, 08:28
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